L’M&A globale sale del 15%, record di deal per l’Italia. Lo certifica BCG

Nei primi otto mesi del 2026 il valore complessivo delle operazioni di M&A a livello globale è salito del 15% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, superando la media decennale dell’11%. Lo rivela il nuovo M&A Report 2026 di Boston Consulting Group (BCG), che registra il ritorno dei megadeal (operazioni superiori a 10 miliardi di dollari): 37 nei primi otto mesi dell’anno, contro 24 nello stesso periodo del 2025 e sopra il record di 32 registrato nel 2021. Il resto del mercato, tuttavia, non ha ancora recuperato lo stesso slancio e il rimbalzo resta più contenuto di quanto suggeriscano i numeri aggregati.

L’M&A in Italia: maggiori operazioni, di minore valore

In Italia il quadro si ribalta rispetto al resto d’Europa. Il Paese ha totalizzato più di 900 operazioni con un target o un acquirente italiano nei primi sette mesi dell’anno, il numero più alto dello stesso periodo nell’ultimo decennio e quasi il 20% sopra la media 2016-2025. Il valore aggregato è però sceso del 26% rispetto ai 53,8 miliardi di dollari dello stesso periodo del 2025, attestandosi a 39,9 miliardi di dollari e circa il 10% sotto la media decennale.

Le operazioni di maggiore valore sono arrivate da telecomunicazioni, servizi finanziari e sanità. L’acquisizione di Telecom Italia da parte di Poste Italiane per 12,5 miliardi di dollari riporta il principale operatore telefonico italiano sotto un controllo statale significativo quasi tre decenni dopo la privatizzazione. Nei servizi finanziari, Unipol Assicurazioni intende acquisire da Intesa Sanpaolo alcuni asset di Banca Monte dei Paschi di Siena per un massimo di 4 miliardi di dollari (circa 635 filiali, il marchio Mps e gran parte delle funzioni centrali), nell’ambito della più ampia offerta pubblica di acquisto e scambio di Intesa su Mps, valutata 35,2 miliardi di dollari. Il settore bancario resta il più attivo tra le grandi operazioni italiane, con l’interesse di Unicredit per la tedesca Commerzbank tra le potenziali acquisizioni più rilevanti.

In sanità, il take-private di Recordati da parte di un consorzio guidato da CVC Capital Partners e Groupe Bruxelles Lambert, per 12,1 miliardi di dollari, è la terza operazione dell’anno in Italia, mentre le acquisizioni all’estero di Angelini Pharma (Catalyst Pharmaceuticals, 4 miliardi di dollari), Chiesi (KalVista, 1,9 miliardi) e Amplifon (la divisione hearing di GN Store Nord, 2,6 miliardi) segnano il cambio di direzione più netto del comparto, orientato alla scala internazionale più che alla riorganizzazione del mercato domestico.

Il middle market e il ruolo del passaggio generazionale

Il resto della crescita si concentra nel middle market, che sposta il baricentro del dealmaking italiano ben sotto le operazioni principali. Gli industriali hanno generato 193 operazioni annunciate, più di ogni altro settore, ma solo 1,1 miliardi di dollari di valore dichiarato, mentre i beni di consumo di base combinano volume e valore con 66 operazioni per 4,1 miliardi, trainate dall’acquisizione di Irca da parte di CVC Capital Partners per 3,4 miliardi. La spiegazione strutturale di questa ampiezza è la lunga coda di piccole e medie imprese italiane a controllo familiare: quando i fondatori raggiungono il momento del passaggio generazionale, queste aziende arrivano sul mercato, sostenendo i volumi anche mentre l’attività si riduce nel resto d’Europa. Quattro delle dieci maggiori operazioni con una parte italiana coinvolta sono state acquisizioni di aziende negli Stati Uniti, in Danimarca e in Norvegia.

Private equity in crescita, fiducia elevata in Europa

Il private equity si distingue come punto di forza del mercato italiano: il valore delle operazioni sponsorizzate da fondi è cresciuto del 37% su base annua, a 9,3 miliardi di dollari, mentre il numero di operazioni è salito solo dell’1%, segno che i fondi indirizzano la liquidità accumulata verso un numero minore di asset più grandi. Gli sponsor hanno generato circa un quarto del valore e un terzo del numero delle operazioni italiane; il take-private di Recordati resta l’operazione sponsor più rilevante dell’anno in Italia. Gli investitori internazionali hanno partecipato a nove delle dieci maggiori operazioni sponsorizzate in Italia nei primi sette mesi del 2026, mentre le condizioni di uscita restano selettive, con secondary e vendite strategiche in progresso e quotazioni ancora marginali.

BCG segnala inoltre un livello di fiducia elevato tra gli operatori europei: l’M&A Sentiment Index, che misura le intenzioni di dealmaking a circa sei mesi, si attesta a 100 in Europa, in linea con la media di lungo periodo, sopra le Americhe (73) e la media globale (83). Tra i fattori di sostegno per la seconda parte dell’anno figurano il consolidamento bancario, le vendite legate ai passaggi generazionali nelle imprese familiari di fascia media, una pipeline infrastrutturale rafforzata dall’approvazione da parte della Commissione Europea di uno schema di aiuti di stato da 23 miliardi di euro per le rinnovabili e un quadro normativo aggiornato. La riforma del Testo Unico della Finanza, in vigore da fine aprile, introduce una soglia opa obbligatoria uniforme al 30%, una soglia di squeeze-out al 90% e un nuovo percorso di acquisizione cash approvato dagli azionisti, mentre la Legge 4/2026 estende il perimetro del golden power con un nuovo test di sicurezza economico-finanziaria.

Le condizioni di finanziamento restano di supporto, anche se selettive: il credito privato si è consolidato come componente stabile delle transazioni del middle market italiano e le aziende con flussi di cassa solidi continuano ad accedere facilmente al capitale. Il principale fattore di freno resta l’incertezza geopolitica: la volatilità dei prezzi energetici, le tensioni commerciali e i rischi legati ai conflitti in corso allungano i tempi di due diligence e ampliano il divario tra le aspettative di acquirenti e venditori.

Il commento

Enrico Tanduo (in foto), managing director e partner di BCG, commenta: “Il mercato italiano racconta una storia diversa rispetto al resto d’Europa, con più operazioni, ma un valore aggregato più contenuto di 39,9 miliardi di dollari. Eppure non è detta l’ultima parola, poiché diverse potenziali operazioni di grande entità non ancora formalizzate potrebbero aumentare in modo sostanziale il valore totale sull’anno.”

Axel Indigo

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