venerdì 14 dic 2018
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Private banking, in arrivo 150 miliardi di nuovo risparmio

Private banking, in arrivo 150 miliardi di nuovo risparmio

La macchina del risparmio si è attivata per andare in soccorso all’economia del nostro Paese. E quindi incanalare quegli 800 miliardi di risorse complessive in mano a famiglie e a individui verso le imprese e i conti pubblici.

Il valore “sociale” del risparmio è stato proprio il tema al centro del dibattito durante la conferenza dell’Associazione italiana private banking. Difficile non pensare a un certo pressing governativo sull’argomento, in quanto proprio la ricchezza privata è una delle carte che questo esecutivo, così come i precedenti, vuole giocarsi nella partita al rilancio dell’economia italiana, Pir e Cir ne sono un chiaro esempio. Lo stesso ministro dell’Economia Giovanni Tria, intervenuto durante l’incontro, ha sottolineato «la necessità sempre più urgente di ricongiungere la finanza agli investimenti per lo sviluppo del paese» e che il settore ha il compito di sensibilizzare i propri clienti che non hanno esigenze di liquidità immediata sul valore produttivo delle loro risorse incoraggiandone l’uso per l’economia reale e quindi investire per generare occupazione innovazione e fiducia». Sulla stessa linea anche Fabio Innocenzi (nella foto), presidente di Aipb, secondo il quale «i private banker devono essere la cerniera tra grandi patrimoni ed economia reale».

 

Flussi per 150 miliardi

D’altronde è proprio l’industria del private banking a maneggiare la quantità più grande di ricchezza italiana con numeri in crescita. A giugno 2018 le attività finanziarie gestite ammontavano a 801 miliardi di euro, cifra frutto di un effetto combinato tra una raccolta netta in crescita del 2,7% nel primo semestre e l’effetto mercato che ha spinto in basso il valore complessivo del 3,1%. Cali e volatilità sono infatti le parole che meglio descrivono il mercato di quest’anno e non a caso, ha rilevato Aipb, le scelte di investimento della clientela private sono state guidate dalla ricerca di protezione, preferendo soluzioni assicurative e liquidità, in crescita rispettivamente del 3 e del 9%.

Il rallentamento dell’Italia, per così dire, è evidente, ma il clima generale nei confronti del nostro paese non ha intaccato sulla fiducia dei consumatori. Anzi, secondo le stime dell’associazione, la crescita del Pil al 2020 dovrebbe sostenere un aumento del reddito disponibile dell’1,1%. Il che porta a una crescita della propensione al risparmio, con una quota di risparmio su reddito disponibile pari al 7,8% nel 2018-20 rispetto a 7,2% del 2017. Tradotto, si tratta di 150 miliardi di nuovo risparmio investibile per il trennio.

Numeri positivi che però fanno emergere con forza le differenze sociali. Dei 2.500 miliardi di euro investibili, il 44% è rappresentato da patrimoni di famiglie con più di 500 mila euro, i quali porteranno flussi netti investibili quest’anno per 13 miliardi di euro.

Da qui la sfida del private banking nei prossimi anni, cioè supportare il cliente nella valutazione e selezione delle opportunità del sistema Italia rispettando i principi di diversificazione, economicità e rendimento. Un proposito che «non è in contrasto con le regole di ingaggio dei clienti», afferma Innocenzi, dal momento che «i grandi patrimoni possono permettersi di allargare il perimetro di investimento».

 

Ricchezza come risorsa

Proprio con questo scopo, l’Aipb insieme al Censis hanno presentato un’indagine sul valore sociale del private banking, dalla quale emerge che il 52,4% della popolazione intervistata pensa che la ricchezza, anche se in mano a pochi, possa essere un’opportunità per l’Italia, se si stimola chi la detiene a investirla bene. Prevale dunque nella percezione comune una visione della ricchezza come strumento produttivo attraverso l’investimento diretto o indiretto nell’economia reale, anche se resta il fatto che il 25,1% degli italiani invece la reputa inutile, perché pensa che i ricchi sono cittadini del mondo e portano altrove i soldi, e il 22,5% la ritiene quasi alla stregua di un furto ai danni della collettività. Usare le proprie risorse in favore del bene comune potrebbe essere dunque un modo per ridurre questo divario che va oltre i beni materiali…

 

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