Private equity globale in ricalibrazione per Ropes & Gray

Il mercato globale del private equity sta attraversando una fase di profonda ricalibrazione. È quanto emerge dal nuovo rapporto di Ropes & Gray, intitolato Cautious Optimism: How Private Equity is Navigating a New Era of Uncertainty, secondo il quale la fiducia nel settore resta solida ma è diventata molto più condizionata da fattori che non sono più percepiti come pressioni passeggere, bensì come tratti strutturali del modo di operare delle società. Lo studio raccoglie il contributo dei partner di Ropes & Gray nelle sedi statunitensi, europee e asiatiche insieme a quello di operatori del settore provenienti da Bain Capital, Advent International, EQT Partners e HarbourVest.

Fiducia condizionata e mercato secondario

La ricerca, secondo capitolo della ricerca continuativa dello studio sui mercati globali del private equity, riprende i sei temi individuati nell’edizione 2025 per verificare come si stiano traducendo nella pratica negli Stati Uniti, in Europa e in Asia. Secondo l’analisi, l’incertezza geopolitica, le difficoltà nelle exit e il rallentamento della raccolta fondi hanno spinto il valore delle transazioni sul mercato secondario a livelli record, segno di un settore che sta ripensando il proprio approccio alla liquidità e alla creazione di valore. L’esecuzione delle operazioni risulta più selettiva, i tempi si allungano e i risultati sono più incerti, ma molte società stanno comunque cogliendo le opportunità nate dalle turbolenze globali, indirizzando i capitali verso settori sostenuti da fattori strutturali e da politiche pubbliche come infrastrutture, energia e difesa.

Le nuove geografie del capitale

Gli investitori statunitensi continuano a guardare oltre i confini nazionali: nel primo trimestre del 2026 le operazioni di private equity transfrontaliere tra investitori statunitensi e asset europei sono cresciute del 19% su base annua, con un valore complessivo in aumento dell’87% nello stesso periodo. Anche alcuni mercati asiatici selezionati, tra cui Giappone, India, Corea del Sud e Taiwan, attirano investimenti mirati, in linea con strategie calibrate su ciascun Paese.

Exit e consolidamento

Il difficile scenario delle exit sta ridisegnando il rapporto tra LP e GP: uscite rinviate, distribuzioni più lente e una raccolta fondi rallentata stanno rafforzando il potere negoziale degli investitori. Le stesse pressioni stanno accelerando il consolidamento tra i gestori, con le società di piccole e medie dimensioni alle prese con sfide crescenti su raccolta fondi, costi di compliance e passaggio generazionale, che spingono molte realtà a guardare a fusioni o partnership con piattaforme di maggiori dimensioni.

Intelligenza artificiale e nuovi investitori

Guardando avanti, l’intelligenza artificiale si sta affermando come forza determinante per l’intero mercato: da un lato alimenta la domanda di nuove infrastrutture su cui investire, come data center e capacità energetica e di rete, dall’altro introduce incertezza sulle valutazioni e rischio di disruption, soprattutto nel software. Parallelamente, la crescente partecipazione di investitori retail e high-net-worth ai mercati privati potrebbe ridisegnare la disponibilità di capitale, le strutture dei fondi e gli equilibri competitivi.

I commenti

Alessandro Capogrosso, partner (Milano) di Ropes & Gray (in foto), ha spiegato: “Gli Stati Uniti restano il mercato del private equity più ampio ed efficiente al mondo. L’Europa, però, continua a offrire alcune delle opportunità di creazione di valore più interessanti: non per differenziali di valutazione, ma perché molti settori sono ancora strutturalmente frammentati e quindi maturi per operazioni di consolidamento. L’Asia presenta un profilo del tutto diverso, che unisce un potenziale di crescita straordinario a un contesto geopolitico e operativo più complesso”.

Jaewoo Lee, partner (Seoul) di Ropes & Gray, ha osservato: “Mentre il Giappone continua ad attrare il maggior flusso di operazioni, il mercato azionario in grande fermento della Corea del Sud e il boom dell’innovazione nel settore life science in Cina aprono nuove opportunità per gli sponsor interessati alla regione. Al contempo, l’economia digitale in espansione del Sud-est asiatico e la sua transizione green attraggono capitali ingenti. La difficoltà è che ogni mercato richiede regole di gioco proprie: ciò che funziona a Singapore non vale a Seoul, e questa complessità finisce per escludere gli investitori meno determinati”.

Christian Westra, partner (Boston) di Ropes & Gray, ha commentato: “A livello globale, osserviamo una crescente propensione delle autorità regolatorie a usare i propri poteri per perseguire obiettivi di più ampio respiro politico, sfumando i confini tradizionali tra regolamentazione e scelta politica”.

Elizabeth Todd, partner e co-responsabile del private equity europeo (Londra) di Ropes & Gray, ha chiosato: “A spingere le discussioni sulle fusioni è spesso il tema della successione e l’incertezza che attraversa la nuova generazione di leader nelle società più piccole. Dove la raccolta fondi è limitata e i costi di compliance continuano a lievitare, i leader emergenti si chiedono se abbia senso, e sia sostenibile, costruire da soli la propria realtà, o se la scala di una piattaforma più grande non serva meglio le loro ambizioni. È una dinamica che sta accelerando il ritmo delle fusioni tra i gestori”.

Christian Westra, Partner (Boston) di Ropes & Gray, ha aggiunto: “La priorità assoluta dei comitati d’investimento oggi è il rischio di obsolescenza. In concreto, significa che gli sponsor privilegiano aziende che operano secondo modelli difficili da replicare, o perché detengono informazioni proprietarie di rilievo, o perché il loro business si fonda sulla vendita di asset materiali non facilmente sostituibili. Le aziende SaaS hanno subito colpi pesanti, perché molte vengono percepite come fornitrici di servizi facilmente replicabili dagli strumenti di IA, anche se in alcuni casi il ridimensionamento delle valutazioni è stato indiscriminato”.

Axel Indigo

SHARE