lunedì 10 dic 2018
HomeCorporate Finance/M&ARothschild e Lazard nel passaggio di Rossopomodoro a Op Capita

Rothschild e Lazard nel passaggio di Rossopomodoro a Op Capita

Rothschild e Lazard nel passaggio di Rossopomodoro a Op Capita

Dopo mesi di trattative il fondo inglese Op Capita, assistito da Lazard, ha battuto la concorrenza di Old Wild West e si è aggiudicato il controllo di Rossopomodoro, la società fondata nel 1997 da Franco Manna (e alla quale nel 1999 si è avvicinato anche l’ex calciatore Fabio Cannavaro). A cedere la quota di maggioranza (70%) è il fondo Change Capital Partners – affiancato da Rothschild -, che aveva rilevato la proprietà nel 2011 per un controvalore vicino ai 50 milioni.

Il team di Rothschild, advisor del venditore, è composto da Irving Bellotti, Managing director; Edward Duckett, Director ; Stefano Siccità, Associate; Giovanni Chiarugi, Analyst.

Il gruppo Sebeto, oltre a Rossopomodoro, controlla e gestisce i marchi Anema&Cozze, Rossosapore e Ham.  Op Capita, al suo primo investimento nel mercato italiano, porterà in azienda come vicepresidente esecutivo Marco Airoldi (ex ad di Benetton) e come amministratore delegato Roberto Colombo (ex chief operating officer di Autogrill ). I fondatori e azionisti di Sebeto, ossia Franco Manna e Pippo Montella, resteranno in cda, il primo come presidente mentre il secondo gestirà le relazioni con i principali fornitori dell’azienda.

Op Capita è un fondo specializzato nella gestione di società retail avendo in portafoglio le catene La Sirena (società spagnola specializzata nei cibi congelati), Merkal Calzados (abbigliamento) e The Football Pools (articoli sportivi). L’obiettivo attraverso questa acquisizione è internazionalizzare la catena di pizzerie, che oggi dispone di 60 ristoranti in Italia e di 20 all’estero (Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Danimarca, Turchia e persino Islanda).

Sebeto ha chiuso il 2017 con un giro d’affari consolidato superiore a 70 milioni e un ebitda di oltre 8 milioni, da un fatturato a 51,99 milioni nel 2016 e una perdita di 4,6 milioni legata agli oneri finanziari dopo la fusione per incorporazione della holding nel 2011, e un debito 23,42 milioni nei confronti delle banche.

L’operazione, secondo indiscrezioni di mercato, ha un controvalore compreso tra 80 e 100 milioni ed è avvenuta in base agli attuali multipli di mercato del settore, attualmente superiori a 10 volte l’ebitda.

Vota questo articolo
Nessun commento

Aggiungi un commento

Accesso

Hai dimenticato la Password?

Registrati

Reset della password
Per favore inserisci la tua email. Riceverai una nuova password via email.