martedì 26 mar 2019
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Rothschild e Lazard nel passaggio di Rossopomodoro a Op Capita

Rothschild e Lazard nel passaggio di Rossopomodoro a Op Capita

Dopo mesi di trattative il fondo inglese Op Capita, assistito da Lazard, ha battuto la concorrenza di Old Wild West e si è aggiudicato il controllo di Rossopomodoro, la società fondata nel 1997 da Franco Manna (e alla quale nel 1999 si è avvicinato anche l’ex calciatore Fabio Cannavaro). A cedere la quota di maggioranza (70%) è il fondo Change Capital Partners – affiancato da Rothschild -, che aveva rilevato la proprietà nel 2011 per un controvalore vicino ai 50 milioni.

Il team di Rothschild, advisor del venditore, è composto da Irving Bellotti, Managing director; Edward Duckett, Director ; Stefano Siccità, Associate; Giovanni Chiarugi, Analyst.

Il gruppo Sebeto, oltre a Rossopomodoro, controlla e gestisce i marchi Anema&Cozze, Rossosapore e Ham.  Op Capita, al suo primo investimento nel mercato italiano, porterà in azienda come vicepresidente esecutivo Marco Airoldi (ex ad di Benetton) e come amministratore delegato Roberto Colombo (ex chief operating officer di Autogrill ). I fondatori e azionisti di Sebeto, ossia Franco Manna e Pippo Montella, resteranno in cda, il primo come presidente mentre il secondo gestirà le relazioni con i principali fornitori dell’azienda.

Op Capita è un fondo specializzato nella gestione di società retail avendo in portafoglio le catene La Sirena (società spagnola specializzata nei cibi congelati), Merkal Calzados (abbigliamento) e The Football Pools (articoli sportivi). L’obiettivo attraverso questa acquisizione è internazionalizzare la catena di pizzerie, che oggi dispone di 60 ristoranti in Italia e di 20 all’estero (Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Danimarca, Turchia e persino Islanda).

Sebeto ha chiuso il 2017 con un giro d’affari consolidato superiore a 70 milioni e un ebitda di oltre 8 milioni, da un fatturato a 51,99 milioni nel 2016 e una perdita di 4,6 milioni legata agli oneri finanziari dopo la fusione per incorporazione della holding nel 2011, e un debito 23,42 milioni nei confronti delle banche.

L’operazione, secondo indiscrezioni di mercato, ha un controvalore compreso tra 80 e 100 milioni ed è avvenuta in base agli attuali multipli di mercato del settore, attualmente superiori a 10 volte l’ebitda.

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