giovedì 15 nov 2018
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I signori della finanza italiana

I signori della finanza italiana

Non li si vede tanto spesso sui media ma la loro importanza per il settore e capacità sul campo è paragonabile a quella di un Cristiano Ronaldo. Solo che il campo non è quello di calcio ma la finanza. Sono banchieri, investitori e consulenti, coloro che nell’ultimo anno in modo particolare sono stati più attivi sul mercato. Cinquanta, quelli identificati dall’’osservatorio di Financecommunity.it, fra i protagonisti delle partite tricolori che coinvolgono aziende, grandi istituzioni, politica e muovono l’economia e gli affari del Paese.

Se da un lato è vero che il capitalismo di relazione non esiste più, dall’altro non si può negare che il network sia rimasto l’elemento cruciale del mondo del business. Ed è ciò che fa davvero la differenza tra un professionista competente e uno che è anche in grado di scalare le gerarchie.

Quelli che presentiamo sono dunque i migliori uomini e donne della finanza che, con visione e fiuto per gli affari, si sono distinti nell’ultimo anno per il loro attivismo sul palco finanziario, facendo crescere le strutture che guidano o raggiungendo i vertici del potere economico. Attori principali sulla scena delle grandi operazioni di fusione e acquisizione più ghiotte, come l’acquisto della spagnola Abertis per 2,3 miliardi di euro da parte della società di autostrade italiana Atlantia o la conquista da parte del fondo inglese Cvc della casa farmaceutica Ricordati per 3 miliardi.

Nel complesso il 2018 è stato finora un anno d’oro per l’m&a italiano. Per dare qualche cifra, nei primi tre mesi sono state formalmente chiuse in Italia 167 operazioni per un controvalore complessivo di circa 10 miliardi di euro.

A renderle possibili sono stati proprio i professionisti elencati di seguito che hanno saputo cogliere le opportunità di business stando sul campo, da consulenti o protagonisti.

Abbiamo appositamente lasciato fuori i decani del settore come Giovanni Bazoli, presidente di Intesa Sanpaolo, o Giuseppe Guzzetti, presidente della Fondazione Cariplo, o le figure più istituzionali come il presidente della Bce Mario Draghi. Ci siamo, invece, concentrati sui profili di chi guida le maggiori istituzioni del settore, gestisce le operazioni principali, elabora le strategie di sviluppo e disegna concretamente lo scenario futuro del comparto.

 

  1. CARLO MESSINA =

Il numero uno

56 anni

 

Leadership. Il ceo di Intesa Sanpaolo si conferma leader del panorama finanziario nazionale. Guida la prima banca italiana e la sta traghettando verso un percorso crescita schivando le sfide del settore, come il calo della redditività e la ricerca di nuovi business model. Il tutto facendo felici gli azionisti: la banca è al primo posto in Europa per rapporto prezzo-dividendo.

Frontiere. In meno di un anno ha investito nell’assicurativo, ha aperto nuove filiali, ad esempio la divisione investment banking negli Emirati Arabi, e ha rafforzato l’asset manager Eurizon in Svizzera e in Germania. Dalla sua anche l’innovazione: ha fatto delle tabaccherie dei veri bancomat e ha lanciato il servizio di instant payment raggiungendo quota 1 milione di bonifici istantanei in sei mesi. Ma il deal più grande di quest’anno, oltre all’emissione di un bond da 1 miliardo di euro, è stata la maxi cessione di 10,8 miliardi di crediti in sofferenza in partnership con il gruppo scandinavo Lindorff /Intrum Justitia.

Stoccate. Su politica, economia e Unione europea ha le idee chiare. E non le nasconde, tanto che molti lo avrebbero visto in politica. È noto per le sue stoccate, come quella indirizzata a febbraio alla vigilanza Ue, colpevole secondo lui di guardare solo ai nostri crediti deteriorati e non ai miliardi di derivati in pancia ad altre banche europee.

 

 

  1. GIAMPIERO MAZZA     New

Lo straniero

49 anni

 

Il profilo. Nato a Roma da mamma spagnola e padre italiano, è il responsabile delle attività italiane del fondo Cvc Capital Partners, dove è entrato nel 2010. Ha vissuto gran parte della sua esistenza negli Usa, dove si è laureato in Economia alla Rice University a Houston, Texas, e ha preso un Master in Business Administration a Harvard. La carriera inizia in Bain & Company, dove gestisce l’area latino-americana, per poi proseguire a New York alla James D Wolfensohn e infine in BC Partners a Londra.

L’operazione dell’anno. Dopo quasi un anno di trattative ha portato a casa l’acquisizione che ogni private equity avrebbe voluto fare: conquistare il colosso farmaceutico Recordati. Per 3 miliardi di euro – un prezzo scontato secondo il mercato – il fondo inglese ha acquistato nel giugno scorso il 51% della società dall’omonima famiglia.

Big deal. In Italia Cvc, sotto la guida del rigoroso e preciso (così dicono) country head, punta sui deal miliardari. Ha acquisito Sisal per 1 miliardo e in passato anche Cerved per 1,3 miliardi poi rivenduta. Ma in portafoglio conta anche realtà come Doc Generici e Pasubio.

 

 

 

  1. JEAN PIERRE MUSTIER – 1

L’imperturbabile

57 anni

 

Maratoneta. Riorganizzazione delle prime linee, introduzione di advisory board anche a livello territoriale, vendita di crediti deteriorati fino a 2 miliardi e accordi nel bancassurance. Con precisione e risolutezza quasi militare, Mustier sta gradualmente portando a compimento il piano Transform 2019, da lui definito una vera e propria maratona, per far diventare Unicredit una banca paneuropea. I numeri sembrano stare dalla sua parte: il primo trimestre di quest’anno si è chiuso con un utile netto di 1,1 miliardi di euro, in crescita del 22,6% rispetto al 2017.

Fedeltà. A inizio anno il banchiere era stato indicato da indiscrezioni stampa come possibile successore di John Cryan alla guida di Deutsche Bank. Rumors poi smentiti anche da Mustier stesso che anzi ha ribadito la sua «piena fedeltà» a Unicredit anche dopo la fine del piano.

Mascotte.  In pubblico il ceo della seconda banca italiana non è mai solo. Con lui c’è sempre la piccola Elkette, un’alce di peluche utilizzata come mascotte su idea della potente e fidata responsabile della comunicazione Louise Tingström. Nessuno è esente dall’animaletto, da Barack Obama a Romano Prodi, dal cantante Mika al calciatore Zlatan Ibraimovich. Cercatela su Instagram.

 

  1. GIUSEPPE CASTAGNA +3

Il banchiere di sistema

59 anni

 

Derisking. Nel primo anno e mezzo di vita di Banco Bpm, terza banca del paese, il ceo Castagna ha portato avanti con compostezza il suo piano di consolidamento della qualità dell’attivo e di ritorno alla redditività. Come? Cedendo ad esempio oltre 5 miliardi di crediti problematici e mettendo all’asta un altro pacchetto di altri 3,5 miliardi che fanno gola ad almeno sette pretendenti.

Aggregatore. Quando si parla di “risiko” bancario è a lui che tutti pensano. Dall’anno prossimo molti vedono Banco Bpm quale cavaliere bianco di altre banche come Mps o Carige. Lui non si tira indietro: «Se riusciamo a completare il nostro piano penso che a fine 2019 saremo in una situazione solida tale da poter riuscire a guardare ad altri», ha detto.

Cuore. Napoletano naturalizzato nel Nord Italia ma il suo cuore calcistico resta fedele alla maglia celeste del suo Napoli.

 

 

  1. MASSIMO TONONI New

Il gold-man

54 anni

 

Garante. È la carta scelta dal mondo politico-finanziario nelle recenti partite per le poltrone che contano. L’ultima è quella di Cassa depositi e prestiti. Le fondazioni, azioniste di minoranza di Cdp, lo hanno voluto come presidente. Ora Tononi si trova non solo a gestire un’arma finanziaria fra le più potenti – 370 miliardi di risparmio postale da investire e partecipazioni per 35 miliardi – ma anche a fare da mediatore tra la finanza tradizionale e il governo pentastellato.

Carriera. Nel 2015 è stato scelto come presidente di un Monte dei Paschi di Siena in piena crisi. Ci resta fino al 2016, quando si dimette, dicono i rumors, in polemica con il ministero dell’Economia. Il suo percorso inizia però nel 1998 in Goldman Sachs, che scala fino a diventare partner e da cui esce ed entra negli anni per qualche pit stop nella politica.

Con Prodi. Dal 1993 al 1994 è stato assistente personale del Presidente dell’Iri, Romano Prodi, suo mentore politico che lo ha voluto anche come sottosegretario per l’Economia quando era premier nel 2006. È stato anche presidente di Borsa Italiana dal 2011 al 2015.

 

 

  1. ALBERTO NAGEL + 11

Il grande capo

53 anni

 

Evoluzione. Ceo di Mediobanca, sta affrontando una sfida fra le più difficili per il gruppo: passare da “salotto buono” e holding di partecipazioni all’essere una banca d’affari moderna e attiva sul campo. Una battaglia che sta affrontando con una chiara strategia. Ha puntato ad esempio al rafforzamento del wealth management – con l’acquisizione del 100% di Esperia – e al rafforzamento dell’area corporate e investment banking aprendosi alle medie imprese.

Numeri. Per lui parlano i risultati: a maggio 2018 l’utile netto sui nove mesi è salito a 681,9 milioni di euro, +11,1% rispetto ai primi nove mesi dello scorso esercizio mentre i ricavi sono saliti a 1,8 miliardi (+8,6%). Sul fronte advisory, nei primi sei mesi di quest’anno la banca ha lavorato in 16 operazioni per un valore di 41,8 miliardi fra le quali la vendita dei treni Italo al fondo americano Gip.

Al comando. La sua posizione di leadership in Piazzetta Cuccia è solida. In banca, si sa, l’ultima parola è sempre la sua.

 

 

  1. CORRADO PASSERA New

The revenant

64 anni

 

Multiforme. Una carriera dalle mille facce quella di Corrado Passera. Nelle sue tante vite è stato amministratore delegato dell’Editoriale L’Espresso-Repubblica, co-ad del gruppo Olivetti, e numero uno di Intesa Sanpaolo fin dai tempi in cui Intesa si chiamava Banco Ambrosiano. Il suo tallone d’Achille è stata però la politica: voluto da Mario Monti come Ministro dello sviluppo economico e Ministro delle infrastrutture e dei trasporti nel 2013, dopo un anno dalla fine del governo ci riprova ma senza successo, prima con il partito Italia unica e poi come candidato sindaco di Milano nel 2015, ruolo lasciato a Parisi.

Il progetto. Ora però Passera è tornato a fare ciò che gli riesce meglio, lavorare in finanza. Con la sua Spaxs, società quotata attraverso la quale ha comprato Banca Interprovinciale, ha raccolto 600 milioni di euro da svariati investitori, fra i quali Davide Serra e l’ex direttore generale della banca britannica Barclays, Bob Diamond. Il suo obiettivo è dare vita a una nuova banca: digitale e attenta alle pmi.

Curiosità. Sposato con Giovanna Salza, con la quale ha lanciato a inizio anno la clinica veterinaria Ca’ Zampa, ha cinque figli e ha scritto due libri.

 

 

  1. CARLO CIMBRI New

Il concreto

53 anni

Il profilo. Amministratore delegato e direttore generale del gruppo Unipol. Nella galassia modenese ci entra nel 1990 scalando tutte le gerarchie. È stato lui, fra le altre cose, a cedere Bnl ai francesi di Bnp Paribas. La ribalta arriva nel 2012 col salvataggio del gruppo Fondiaria-Sai, poi fusa con Unipol Assicurazioni, Milano Assicurazioni e Premafin dando vita a UnipolSai, società con 15,4 miliardi di raccolta premi. È anche nel cda di Rcs.

Risiko. Mentre è a lavoro sulla separazione di 3 miliardi di npls in una bad bank, punta ad avere un ruolo chiave anche nel consolidamento del settore bancario. A giugno, con Unipol, è salito in punta di piedi al 15% circa di Bper Banca e se vuole può arrivare al 19,9%. L’idea, piuttosto concreta e in lavorazione con il partner storico Mediobanca, è quella di fondere il gruppo emiliano con Unipol Banca e creare un polo indipendente dal business assicurativo.

Segni particolari. Tifa Inter ed è appassionato di barca a vela. Ha orari tutti suoi ma quando si mette a lavorare, dicono, è come un treno.

 

 

  1. ANTONELLA PAGANO +30

La specialista

46 anni

 

Il deal. Dopo soli sette mesi dalla nomina a managing director per l’Italia di Lindorff /Intrum Justitia, colosso scandinavo dei crediti problematici, ha portato a casa un accordo con Intesa Sanpaolo su un pacchetto di npls da 10,8 miliardi di euro e una joint venture sulla gestione.

Acquisizioni. Mentre negoziava con Intesa ha anche comprato dal fondo Lone Star il terzo servicer italiano, Caf, e un portafoglio di npls da 370 milioni. Inoltre nel gennaio 2018 si è presa il Dipartimento Mass Credit Collection dalla cosiddetta “Big Four” PwC.

Esperta. Ex Pwc, è stimata da tutti e considerata una delle massime esperte di npls in Italia, occupandosi di questo settore da oltre 17 anni.

 

  1. GIOVANNI TAMBURI + 8

Il pioniere

64 anni

 

Innovazione. Veterano della finanza italiana e allo stesso tempo uno dei professionisti più all’avanguardia. È stato fra i primi a lanciare una holding di investimento poi quotata stile club deal, Tamburi Investment Partners, e ha investito fin da subito nelle startup attraverso l’incubatore DigitalMagics.

In Borsa. Ora la sua partita si è spostata sui listini. A giugno ha quotato alla Borsa di Parigi la controllata Roche Bobois, marchio dell’arredamento di lusso, mentre è a lavoro sulle Initial public offerings (Ipo) di Eataly, di cui è azionista di minoranza, e Alpitur.

Storia. Nel 1991 venne chiamato dall’allora premier Giuliano Amato a far parte della Commissione per le privatizzazioni (che con la legge 35 trasformò Eni ed Enel in spa) e nel 1999 era nel team di consulenti dietro la cosiddetta “Opa del Secolo”, ovvero la scalata di Colaninno & Co. a Telecom.

 

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