Tentazione meridionale: la finanza guarda a Sud

L’imperativo è smettere di guardare il Sud come il fanalino di coda dell’economia italiana e iniziare far emergere il valore delle aziende del Mezzogiorno. E in questo, la Puglia prova a giocare un ruolo da protagonista. A muoversi per raggiungere l’obiettivo è anche l’alta finanza che ha iniziato a guardare il Sud come area di potenziale business. Certo, si tratta di una strada in salita perché qui le aziende incontrano più difficoltà. I problemi che impediscono la crescita sono in buona parte gli stessi che affliggono la media impresa a livello nazionale cioè la mancata apertura del capitale da un lato e la difficoltà di accesso al credito dall’altro, ma anche una scarsa cultura finanziaria, il ricambio generazionale e la poca chiarezza sugli incentivi.

Ma quando pubblico e privato uniscono le forze qualche cosa di buono esce fuori. Un esempio sono le agevolazioni stanziate per favorire le energie rinnovabili. Grazie alla manovra, dal 2007 al 2011 il solare, per fare un esempio, è cresciuto del 258% in termini di potenza installata. E il Sud è stato i fruitori maggiori di questi incentivi: secondo il Rapporto Svimez 2015 il Mezzogiorno ospita il 52,7% della potenza rinnovabile installata a livello nazionale. Tra le regioni meridionali, Puglia, Sicilia e Campania registrano le quote più elevate (16%, 10% e 7%, rispettivamente).
Ma il potenziale c’è anche in altri settori, dal food all’agricoltura passando per le costruzioni e i servizi.

 

Parterre di 300mila imprese

La platea d’imprese è vasta. Stando al rapporto Pmi del Mezzogiorno di Confindustria e Cerved, nel meridione si contano almeno 300mila imprese di capitali (su un totale di 1,7 milioni) delle quali 26mila con un fatturato dai 2 ai 50 milioni e oltre. Parliamo di imprese come Casillo, Canepa, Divella o Ladisa. Nel complesso queste aziende registrano un fatturato aggregato di 130 miliardi e un valore aggiunto di 30 miliardi, raggiungendo da sole poco meno del 10% del Pil meridionale. La redditività lorda di questa schiera di piccoli campioni è cresciuta (+1,5% di Mol tra il 2015 e il 2016) anche se a un tasso più basso rispetto alla media italiana (+3,6%). Stesso discorso per gli utili, cresciuti del 4% al Sud rispetto al 4,6% del resto d’Italia. Accelerano poi gli investimenti che per la prima volta dal 2010 crescono al Sud più della media nazionale: erano pari infatti al 5,9% delle immobilizzazioni materiali nel 2015 e salgono all’8,5% nel 2016.

Tuttavia è una crescita che vede poca finanza sia a livello di prestiti bancari sia, neanche a dirlo, sul fronte delle operazioni straordinarie. Nel primo caso, stando a Banca d’Italia nel 2017 i finanziamenti sono cresciuti solo dello 0,3% nel Mezzogiorno (rispetto all’1,5% del Nord Ovest). Una stagnazione legata anche al costo del credito: alla fine dell’anno passato il tasso medio sui prestiti a breve termine alle aziende meridionali era pari al 5,5%, un valore superiore di 1,7 punti percentuali rispetto al Centro Nord.

 

Focus sui minibond
Quanto alla finanza straordinaria, i minibond, ad esempio, sono cresciuti e delle 137 imprese emittenti del 2017, 16 erano aziende del sud, cioè l’11,6% (erano state 11 nel 2016). Nel complesso, nel settore private debt nel 2017, stando ai dati Aifi, il 12% delle operazioni totali (104) ha visto coinvolte imprese del sud, in particolare provenienti da Campania (6 deal) Puglia (3) e Sicilia (2). La regione, in questo senso, in seno alla controllata Puglia Sviluppo ha lanciato in occasione della Fiera del Levante il nuovo Fondo Minibond, che va ad aggiungersi ad altri già attivi quali il Fondo Tecnonidi, 15 milioni destinati a startup innovative (di cui 7,6 già erogati), e quello per il Microcredito. Operativo da ottobre, il nuovo veicolo avrà una dotazione di 80 milioni per sostenere le emissioni di piccoli prestiti già a partire dal 2019.

Per il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, intervenuto al convegno “Finanza per il Sud” organizzato dallo studio Grimaldi in occasione della Fiera del Levante, «il momento è positivo perché c’è un maggiore dialogo tra la finanza, la politica e le regioni e la classe imprenditoriale è sufficientemente matura per poter cogliere queste opportunità». Tutto sta nell’«individuare forme di finanziamento adeguate a proiettare la Puglia e il Sud verso innovazione e crescita».

Far avvicinare le aziende al mercato e far conoscere loro le varie possibilità che la finanza offre è dunque la priorità. «L’interesse c’è, bisogna parlare di più con gli imprenditori», ha commentato Massimiliano Lagreca, responsabile di Elite Club Deal, progetto di Borsa Italiana. In Elite, ha aggiunto, partecipano al momento 167 imprese del Centro Sud, 21 delle quali provenienti dalla Puglia con un fatturato totale di 1,3 miliardi e un 10% di Ebitda medio. «I candidati ideali per il secondo basket bond che abbiamo intenzione di lanciare», ha sottolineato.

 

Incentivi e dialogo

Il private equity invece resta molto lontano. Lo scorso anno, sempre stando ai dati Aifi, i fondi hanno investito solo il 9% delle loro risorse nel Sud Italia. Puglia e Calabria hanno visto due operazioni di private equity e venture capital ciascuno su un totale di 311 deal, mentre in Basilicata, Molise e Sicilia non ci sono state operazioni. «L’investimento al Sud è spesso percepito come rischioso. Qualcuno non guarda neanche il bilancio se l’headquarter dell’azienda è sotto Bologna», ha osservato Nicola Colavito, partner di Peninsula Capital Advisors, il che «è un peccato perché di esempi di aziende eccellenti ce ne sono molti». Perché questi due mondi sono così distanti?…

 

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Noemi

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