VITALE E ASSOCIATI E ANDREA GUERRA PER LA BAD BANK ALL’ITALIANA

di camilla conti

Nell’agenda del governo è tornato il progetto di una bad bank all’italiana per ridurre lo stock di sofferenze degli istituti. Nell’ottobre del 2013 era stato anche l’ex premier Romano Prodi a rilanciarlo con un intervento sul "Messaggero". In sostanza l’idea del professore bolognese era creare una sorta Cassa Depositi e Prestiti finalizzata al credito alle imprese, una soluzione per rimodellare il sistema bancario italiano e fare proprio il soggetto referente per le aziende.
Soluzione che però era rimasta lettera morta. Sia per le resistenze del Tesoro, allora guidato da Fabrizio Saccomanni, sia per quelle delle singole banche: nessuno voleva fare il primo passo comunicando al mercato di avere un problema. Poi con il passare dei mesi la situazione si è aggravata. Le sofferenze, ovvero i prestiti a rischio, a dicembre 2014 hanno raggiunto la cifra record di 183 miliardi di euro.

A pressare su una soluzione di sistema ora è arrivata anche la Bce. Ecco allora che all’ultimo Congresso nazionale degli operatori finanziari organizzato a Milano da Assiom Forex, la platea di banchieri ha applaudito quando dal palco il governatore di Bankitalia Ignazio Visco ha reclamato «il pieno coinvolgimento delle banche nei costi dell'operazione e un'adeguata remunerazione del sostegno pubblico».

Di certo, le esitazioni degli anni passati sembrano ormai superate perché in gioco c’è la capacità del sistema bancario di sostenere l'economia attraverso la forte ripresa dei prestiti alle imprese (considerando anche che le banche italiane prima o poi dovranno tornare a finanziarsi senza l'aiuto della Bce).

Ma chi sta lavorando al progetto? Secondo indiscrezioni raccolte da financecommunity.it, il direttore generale di Bankitalia Fabio Panetta avrebbe assoldato la squadra di chief restructuring officer di A&M-Alvarez & Marsal (che ha lavorato anche alla bad bank spagnola Sareb) e, secondo alcuni rumors, anche gli esperti della boutique Roland Berger, con in pista l’amministratore delegato della branch italiana, Roberto Crapelli.  La società di consulenza, però, smentisce ufficialmente la propria partecipazione al progetto. 

Per il governo starebbe studiando il dossier anche Andrea Guerra (nella foto) insieme a Orlando Barucci, figlio dell’ex ministro Piero, managing partner dello studio Vitale&Associati (che segue anche il piano Ilva). Sarebbe infine coinvolto anche un team di Goldman Sachs.

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