I 50 del private equity 

In Italia è un settore ancora piccolo rispetto al resto d’Europa, che nel 2019 ha smosso 7,2 miliardi di euro di investimenti, ma che si sta dimostrando sempre più importante per aziende e investitori. Questo anche grazie alla capacità dei professionisti che vi lavorano, a più livelli e nei vari segmenti di mercato.

MAG svela per il secondo anno (leggi qui la classifica precedente) i nomi dei 50 best del settore che più hanno lasciato il segno negli ultimi dodici mesi, a partire dal giugno del 2019 fino a oggi, in questo drammatico e incerto primo semestre del 2020. Sei mesi che hanno portato la tragedia di una pandemia e messo in stand by le economie di tutto il mondo, con gravi conseguenze per le imprese, e che in Italia hanno segnato anche una perdita per tutto il settore, quella di Fabrizio Carretti, storico numero uno di Permira nel nostro Paese, scomparso ad aprile a causa di una brutta malattia non ancora 50enne.

Ai professionisti di questo ranking vanno riconosciute le competenze messe finora sul campo, dimostrate attraverso ricche dismissioni, acquisizioni importanti o raccolte significative sul mercato. A loro il merito di avere saputo sfruttare le occasioni del mercato, di aver costruito team efficienti mostrando leadership e capacità di networking e di aver gestito le aziende dei settori più disparati, grandi o piccole, con successo e lungimiranza. Tutte doti che dovranno coltivare e rafforzare per affrontare questo tempo di crisi e continuare a vincere le sfide del settore.

  1. MARCO DE BENEDETTI (+4 rispetto al ranking precedente, foto in alto)

Società. The Carlyle Group

Ruolo. Managing director e co-head del buyout team europeo

Il profilo. Relazioni internazionali, fiuto per gli affari, esperienza industriale. Non manca nulla a questo professionista figlio “d’arte” nell’impresa (il padre è Carlo De Benedetti) per lasciare un’impronta nel mondo private equity. Ed è quello che sta facendo a suon di operazioni, con buona pace di chi continua a considerarlo un “outsider”. Numero uno del colosso Carlyle in Italia, è anche co-responsabile del team europeo e siede nei board delle principali controllate tra cui NBTY, Moncler e Twin-Set.

Attività. Sotto la sua supervisione, il private equity che guida si è distinto particolarmente quest’anno per la mega cessione delle sneakers di lusso Golden Goose a Permira mettendo in tasca 1,3 miliardi di euro, cioè 13 volte l’Ebitda. Ma non solo. In questi mesi la società è intervenuta, fra le altre cose, in salvataggio di Officine Maccaferri e ha acquisito Forgital. Mentre per l’ultimo fondo dedicato all’Europa ha raccolto 6,4 miliardi di euro.

 

2. GIOVANNI TAMBURI (-1)

Società. Tamburi Investment Partners

Ruolo.  Fondatore, Presidente e Amministratore delegato

Il profilo. Un private equity sui generis, per ciò che siamo abituati a vedere in Italia, quello praticato da Tamburi, che ha fatto dell’innovazione una bussola negli investimenti, sempre azzeccati grazie al suo fiuto infallibile. Dopo oltre vent’anni anni di attività, più di 300 deal e 3 miliardi di euro investiti continua a essere un riferimento del mercato. Sia per i competitor, molto attenti alle sue mosse, sia per le più ricche famiglie imprenditoriali del Paese e suoi investitori.

Attività. Fra gli investimenti più recenti c’è stato l’aumento delle quote in Sesa, società It, e in Prysmian. Prima ancora ha puntato su Bending Spoon, la startup incaricata dal governo per realizzare l’app di tracciamento Immuni. Prima del Covid aveva lanciato la palla a Giorgio Armani proponendolo come polo aggregatore della moda made in Italy assieme ad altri grandi imprenditori come Renzo Rosso o la famiglia Prada-Bertelli di Prada.  Chissà se riuscirà anche in questa impresa.

 

3. ANDREA BONOMI (-1)

Società. Investindustrial

Ruolo. Presidente e fondatore

Il profilo. È uno dei nomi illustri del private equity made in Italy, uomo di grandi relazioni e padre-padrone della sua creatura fondata trenta anni fa che oggi conta 120 professionisti e capitali raccolti per oltre 11 miliardi di euro. Attento ai nuovi trend, ora ha puntato anche sulla sostenibilità: Investindustrial è il primo private equity ad aver ottenuto la certificazione BCorp per le sue performance e standard di sostenibilità ambientale e sociale.

Attività. Quando si tratta di investire, è uno dei pochi con reputazione e risorse tali da potersi permettere il lusso di commettere errori (vedi Aston Martin) anche se non capita spesso. Al momento lui e la sua squadra sono concentrati sulla conquista di Guala Closure, la cui offerta di 6 euro per azione è stata però giudicata troppo bassa dal cda della società di tappi. Nel frattempo, lo scorso anno ha chiamato nel suo team (sfilandolo a Goldman Sachs, evento rarissimo) il big dell’m&a Emea e partner della banca Antonio Gatti e ha chiuso la raccolta del suo settimo fondo dedicato al mid-cap Ue alla cifra record di 3,75 miliardi.

 

4. LUCA BASSI (+6)

Società. Bain Capital

Ruolo. Managing director

Il profilo. In Bain dal 2003, è co-head del technology financial e business services e membro del team a livello europeo. Il suo focus è sul Sud Europa, in particolare nei settori finanza, It, education, industria, media e telecomunicazioni. Professionista preciso e puntuale, amante dei deal complessi, è estremamente riconosciuto e stimato all’interno dell’ambiente finanziario di Milano. Fa la spola con Londra.

Attività. Con Bain è sempre più attore protagonista nel mercato italiano dei big deal. Dopo aver gestito l’ingresso in Engineering, azienda IT valutata 1,6 miliardi, è entrato in partita sul dossier Lega Calcio Serie A sfidando Cvc: 3 miliardi per il 25% della società, dicono le indiscrezioni. In corsa c’è anche Advent, alleato nella gara su Telepass e storico compagno in altre partite italiane. E mentre cede sul mercato quote di Nexi realizzando plusvalenze, a maggio ha anche venduto la partecipazione in Depobank.

 

5. FRANCESCO CASIRAGHI (+10)

Società. Advent International

Ruolo. Managing director

Il profilo. Professionista…

 

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Noemi

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