Alternativi: dopo l’analisi… l’investimento!

di nicola barbiero

Terminata l’analisi del FIA, l’investitore istituzionale può decidere se procedere o meno all’investimento. È bene considerare ciò che questo comporta affinché le aspettative del fondo pensione siano allineate alla realtà evitando il sorgere di possibili incomprensioni certamente non di buon auspicio alla nascente partnership.

La complessa e strutturata fase di due diligence permette al fondo pensione, direttamente o per il tramite di un advisor esterno, di raccogliere gli elementi utili per la valutazione del GEFIA e del FIA in fase di raccolta. In questo modo il CdA dell’investitore o altro organo da quest’ultimo delegato, può scegliere se procedere o meno con l’investimento: in quest’ultimo caso, naturalmente, dovrà essere definito anche l’ammontare dell’investimento e, se necessario, la suddivisione dello stesso tra i comparti/linee di investimento del fondo pensione. Perché ciò avvenga in modo efficace, si dovrà tenere ben presente un elemento che differenzia i private market degli investimenti “tradizionali”: per ammontare dell’investimento si intende l’importo impegnato che, proprio a differenza di quanto avviene quando si parla di strumenti quotati, verrà richiamato dal GEFIA nel corso dei mesi/anni successivi alla sottoscrizione. Una caratteristica, questa, forse scontata e data per assodata ma sulla quale, a mio avviso, è sempre opportuno riportare l’attenzione: qualora sia abitudine per l’investitore istituzionale trattare la gestione del patrimonio per il tramite dei cosiddetti “mandati delegati” verrebbe naturale pensare al connubio “sottoscrizione dell’investimento=avvio investimento”. Nel campo dei “private market” questa uguaglianza viene a mancare: la sottoscrizione dell’impegno non genera alcuna uscita di cassa e, di conseguenza alcun investimento. Il fondo pensione inizierà a vedere il capitale “tirato” dal momento del successivo “closing”, quando il GEFIA, deliberando di accettare le richieste di investimento pervenute (è possibile, infatti, che il GEFIA non accetti le richieste di sottoscrizione; caso possibile, seppur evitabile, qualora gli impegni sottoscritti da tutti gli investitori superino la dimensione massima del fondo o in altre più delicate fattispecie), procede con la “chiusura” (parziale o totale) ed effettua un richiamo. Solo in questo momento, quindi, inizia ad esserci una vera e propria “uscita di cassa” e, di conseguenza, si può pensare all’”investimento” come tradizionalmente considerato. Tornando al tema centrale di oggi, quindi, la sottoscrizione dell’impegno consiste in una vera e propria sottoscrizione del regolamento dei gestione del FIA con indicazione dell’ammontare per il quale l’investitore istituzionale si impegna (“pro-futuro”) nei confronti del FIA, dei documenti messi a disposizione dal GEFIA per la verifica del rispetto delle disposizioni in tema di antiriciclaggio ed eventuale altro materiale necessario per rispettare eventuali adempimenti amministrativi e legali tempo per tempo vigenti.

Da non dimenticare di sottoscrivere l’eventuale “side-letter” che dovesse rendersi necessaria: attraverso questo documento (che similmente a quelli sopra richiamati dovrà essere controfirmato di rappresentati del GEFIA) all’investitore è permesso regolare alcuni punti ritenuti di particolare importanza e che, per i motivi più diversi, non trovano spazio all’interno del regolamento di gestione del FIA. La side letter solitamente permette di formalizzare il maggior flusso di informazioni richiesto specificatamente da un investitore e che, in alcuni casi, può essere allargata a favore di tutti i quotisti del FIA. In ogni caso penso sia sempre opportuno richiedere che il GEFIA metta a disposizione tutte le side letter sottoscritte così da capire quali impegni sono stati assunti nei confronti di terzi e se questi possano, o meno, condizionare le evidenze emerse in sede di due diligence.

Con la sottoscrizione il fondo pensione ed il FIA danno avvio a una lunga e, si spera, fruttuosa partnership: è quindi più che mai opportuno iniziare con il piede giusto. Meglio evitare, da subito, le possibili incomprensioni, per questo è bene ricordare che la sottoscrizione dell’investimento è un atto formale e la vera e proprio uscita di cassa avviene successivamente e con gradualità attraverso i richiami che verranno effettuati nel corso della vita del FIA ed il cui ammontare potrebbe (e di norma lo è) essere inferiore all’importo inizialmente sottoscritto.

 

Questo articolo fa parte del blog “Serve del catch up”, leggilo qui.

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