giovedì 13 ago 2020
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Assofondipensione, Maggi confermato presidente

Assofondipensione, Maggi confermato presidente

Giovanni Maggi (nella foto) è stato confermato quale presidente di Assofondipensione, l’associazione dei fondi pensione negoziali che conta oltre tre milioni di iscritti e 56 miliardi di euro di patrimonio. Nel giorno della riconferma Maggi ha voluto rivolgere un messaggio chiaro al governo, alle forze politiche e alla classe dirigente del Paese per sostenere “la necessità di un rafforzamento della previdenza complementare come pilastro fondamentale di un welfare moderno ed efficiente”.

L’assemblea ha eletto anche i membri del nuovo Consiglio Direttivo. Rappresentano i Soci Promotori di Assofondipensione il Vicepresidente Domenico Proietti (Uil) e i consiglieri Pierangelo Albini (Confindustria), Marco Abatecola (Confcommercio), Paola Giuliani (Confservizi), Sabina Valentini (Alleanza Cooperative), Roberto Ghiselli (Cgil), Ignazio Ganga (Cisl), Mauro Franzolini (Uil), Adelmo Barbarossa (Ugl). Rappresentano i fondi pensione soci Oreste Gallo (Cometa), Giacomo Berni (Fonchim), Maurizio Grifoni (Fonte), Mauro Macchiesi (Alifond), Marco Ficara (Priamo), Antonio Nardacci (Fondoposte), Mario Vincenzo Cribari (Fondenergia) e Fausto Moreno (Previdenza Cooperativa).

Del nuovo Collegio Sindacale fanno parte M. Perini (per Confindustria), Maurizio Monteforte (per Cgil), Raffaele Brandi (per Cisl), Enzo Manuali (per Uil), Valerio Bugli (per Ugl).

Facendo il bilancio del suo primo mandato, Maggi ha sostenuto con forza che “il sistema della previdenza complementare ha necessità di essere ulteriormente potenziato, perché oggi copre soltanto un terzo della popolazione attiva, con una concentrazione maggiore di aderenti nelle classi di età centrali (34-54 anni) e scarsa diffusione nell’Italia settentrionale tra gli under 34 e in generale nel Sud Italia. Proprio in questo momento, in attesa della positiva evoluzione dell’emergenza sanitaria è importante sollecitare il regolatore politico verso una maggiore attenzione al tema del secondo pilastro, anche in rapporto alle modifiche che in conseguenza della pandemia stanno coinvolgendo il mondo del lavoro, il sistema di welfare e i mercati finanziari”.

Secondo gli ultimi dati Covip, le posizioni complessivamente in essere nella previdenza complementare sono 9 milioni e 185 mila, con un incremento dei fondi negoziali dell’1%. Il patrimonio gestito ammonta a 180 miliardi di euro, di cui oltre 56 milioni nei fondi negoziali.

“I fondi hanno dimostrato – ha sottolineato Maggi – che possono investire il risparmio previdenziale con strumenti a lungo termine in grado di generare, oltre al rendimento finanziario, anche ricadute dirette sul territorio: sia in termini sociali, per fronteggiare l’emergenza demografica con un welfare più efficiente e inclusivo, sia per finanziare l’economia nazionale”.

Dopo oltre un anno di elaborazione – ha ricordato il Presidente di Assofondipensione – è stato presentato nello scorso gennaio il Progetto Economia Reale, che offre ai fondi negoziali la possibilità di co-investire con Cassa Depositi e Prestiti in strumenti diversificati e con potenziali ritorni in linea con le finalità del risparmio previdenziale, supportando al contempo la crescita e la competitività delle imprese italiane. L’obiettivo di raccolta dai fondi pensione è di almeno 500 milioni di euro, cui si aggiungono anche le risorse che – coerentemente alla propria missione istituzionale – CDP ha già dedicato: 550 milioni di euro nei fondi di private equity e private debt.

“Per incentivare il ricorso a questo tipo di investimenti ha sostenuto Maggi – l’obiettivo dell’Associazione è stato di promuovere in tutte le sedi uno sforzo del legislatore in favore del settore, in termini fiscali e di tassazione, a maggior ragione in un momento di grave crisi come quello che si sta delineando a causa della pandemia”. Un generale riassetto del sistema impositivo, secondo Maggi, giocherebbe un ruolo importante nel rilancio del settore, “soprattutto se si procedesse ad un miglioramento del regime fiscale delle prestazioni di previdenza complementare, con l’allineamento ai trattamenti riservati ai fondi pensione in altri Paesi europei (EET), con un’imposizione solo nella fase di erogazione delle prestazioni (sul “realizzato” e non sul “maturato”) e con l’eliminazione del criterio del pro- rata nella tassazione”.

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