giovedì 13 ago 2020
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Brooks Brothers, Giglio: “Vogliamo resti in mani italiane. Ecommerce perno del rilancio”

Brooks Brothers, Giglio: “Vogliamo resti in mani italiane. Ecommerce perno del rilancio”

Brand dalla forza dirompente e distribuzione incentrata sull’ecommerce. Alessandro Giglio (nella foto) è convinto che il rilancio di Brooks Brothers passi dal digitale, pur affondando le radici nella storia di un marchio che ha vestito tutti i presidenti degli Stati Uniti negli ultimi duecento anni.

In questa intervista a Financecommunity. il fondatore e amministratore delegato di Giglio Group fa il punto sul processo che lo vede impegnato come capofila di un raggruppamento che si propone di rilevare Brooks Brothers da Claudio Del Vecchio, costretto a ricorrere alla protezione dai creditori prevista dal Chapter 11. E accenna a come il brand di abbigliamento s’inserirebbe nella strategia di crescita delineata nell’intervista che il manager aveva rilanciato a Mag qualche tempo fa (per leggerla, scarica il numero 144 di Mag)

“Innanzitutto”, dice Giglio, “vorrei ringraziare Luciano Donatelli, colui che mi ha coinvolto nell’operazione, che ha tessuto le fila di questa bellissima avventura”. Donatelli è un imprenditore biellese, che in passato aveva tentato di rilevare il marchio Malo.

Lo stato dell’arte è che il consorzio di investitori che comprende Donatelli e Giglio Group, Club Deal 8, è stato formalmente costituito. L’imprenditore non può rilevare chi ne fa parte, per via dei vincoli di riservatezza. Secondo quanto anticipato da Donatelli nei giorni scorsi, ci sono “un importante gruppo comasco del tessile, l’avvocato torinese Lorenza Morello – che rappresenta un gruppo cinese della calzatura – e Brando Crespi per alcuni fondi di investimento Usa”. L’ufficio di New York di Dentons è l’advisor legale del club deal e si sta occupando della procedura.

Giglio aggiunge: “Abbiamo formalizzato l’istanza per l’accesso alla data room, che prevediamo ci venga concesso. La partita si gioca nell’arco di un paio di mesi. Stiamo elaborando il piano industriale per la rinascita di un brand gloriosissimo, che ha vestito i presidenti americani degli ultimi duecento anni e tante star hollywoodiane”. Brooks Brothers “già soffriva prima e con il Covid-19 purtroppo è caduta in disgrazia”.

Giglio si dice “riconoscente” alla famiglia Del Vecchio per aver portato all’Italia un brand così prestigioso, ma dice di non poter rispondere, in questo momento, alla domanda se l’attuale proprietà verrà coinvolta anche nella fase di rilancio. “La grande scommessa è mantenere salda in mani italiane la proprietà di Brooks Brothers”. L’idea è “fondere la gloria del marchio con le capacità nel tessile, design e fashion del made in Italy”.

Perno del piano di rilancio è l’ecommerce, “veicolo fondamentale per la distribuzione del brand”, perché – come Giglio aveva chiaramente detto nell’intervista a Mag – “il modello retail ha dimostrato di essere alla fine del ciclo, prova ne sia che le più grandi aziende del fashion stanno procedendo in maniera spedita nel ridimensionare il numero dei negozi fisici”. Il Covid-19, ribadisce l’imprenditore, ha cambiato le abitudini di acquisto, facendo fare “uno scatto evolutivo digitale” in poche settimane, scalando “un gradino che è irreversibile”.

Dunque, il business plan per Brooks Brothers sarà “incentrato sull’ecommerce: immaginiamo una distribuzione digitale, l’utilizzo dei social network, dei market place, insomma una varietà infinita di canali”. Il passaggio attraverso il Chapter 11 consentirà di varare “un modello di business ex novo, di ridisegnare su un foglio di carta bianco” il gruppo; “è una grandissima opportunità, un vantaggio competitivo nei confronti della concorrenza”, perché si parte subito col piede giusto”, mentre le grandi aziende del retail saranno costrette a cambiare direzione più lentamente.

Per vincere la corsa a Brooks Brothers, il club deal capitanato da Donatelli e con Giglio Group come “braccio operativo” punta “tre elementi fondanti: offerta congrua, piano industriale vincente, management al top del fashion. Ci sono buoni presupposti sui tre fronti, pertanto siamo fiduciosi di poter formulare la proposta vincente”.

Giglio insiste sugli aspetti industriali della proposta, perché “le risorse finanziarie che servono per il rilancio sono importanti ma non gigantesche”; ciò che più conta “è creare un modello di business vincente”.

Al momento, il club deal che punta a rilevare Brooks Brothers non si avvale di un advisor finanziario: “Abbiamo all’interno dello staff persone che si occupano degli aspetti finanziari, con Dentons possiamo gestitre questa fase direttamente”.

Secondo indiscrezioni di stampa, per Brooks Brothers, per ora, si sono fatti avanti – a parte la cordata italiana – solo operatori di private equity, ovvero Solitaire Partners, guidato da David Jackson, ex ceo di Istithmar World, Authentic Brands Group e Simon Property Group.

“Non crediamo che ci sarà un competitor con approccio industriale, come noi”, conclude Giglio.

Brooks Brothers è stata fondata da Henry Sands Brooks, a Manhattan, nell’aprile 1818. Nel 1988 è stata rilevata dall’inglese Marks & Spencer, che nel 2001 l’ha ceduta a Retail Brand Alliance (Rba, che ha cambiato nome in The Brooks Brothers Group), veicolo di Claudio Del Vecchio, attuale amministratore delegato e figlio di Leonardo. Il tentativo di vendita di Brooks Brothers è iniziato l’anno scorso, con un mandato alla banca d’investimento newyorkese PJ Solomon di sondare alcune opzioni. Claudio Del Vecchio in un’intervista al New York Times lo scorso giugno aveva detto che le offerte ricevute sino a prima della pandemia non lo avevano soddisfatto. Si parlava di 300-350 milioni di dollari. Del Vecchio ha detto che i ricavi sono rimasti fermi attorno a un miliardo di euro tra il 2017 e il 2019 (991 milioni di dollari l’anno scorso) e la società è gravata da un debito inferiore ai 300 milioni. Brooks Brothers ha circa 250 negozi nel Nord America e oltre 500 punti vendita in tutto il mondo. L’azienda ha detto che chiuderà tre fabbriche entro il prossimo 15 agosto. In precedenza, aveva già deciso di chiudere 51 negozi a causa della pandemia.

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