lunedì 21 mag 2018
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Banche, tutti vogliono l’investment banker

Banche, tutti vogliono l’investment banker

Torna la voglia di investment banking nelle banche nel nostro Paese. La ripresa delle attività di finanza straordinaria negli ultimi due anni, a partire dall’m&a, la quantità di liquidità in circolazione e il maggiore attivismo delle aziende hanno portato gli istituti di credito, interessati a intercettare questo flusso di valore, a rafforzare il presidio nel comparto corporate & investment banking.
Tanto che negli ultimi dieci mesi proprio questo comparto è stato teatro di un frenetico giro di poltrone tra professionisti senior: sono stati almeno 17 quelli di peso intercettati da Financecommunity.it in meno di un anno. Senza contare poi le riorganizzazioni interne.

Dietro a questa “caccia all’investment banker” non c’è però soltanto l’aumento della quantità di lavoro, ma ci sono strategie ben definite che vanno dalla volontà di trovare un posizionamento sul mercato sempre più appetibile delle piccole e medie imprese fino alla necessità di offrire sempre più servizi ai propri clienti, come i grandi studi legali one stop shop.

A muoversi, per il momento, sono realtà storicamente meno presenti sul lato corporate che hanno rubato del terreno ai big – Intesa Sanpaolo, Unicredit e, in una certa misura, anche Mediobanca – le quali hanno sì fatto le loro mosse ma sembrano essere indirizzate verso altri lidi, come la banca commerciale o il wealth management.

 

La scommessa di Ubi Banca

In questa partita, nel 2017 il player più attivo è stato senza dubbio Ubi Banca. Tutto è iniziato giugno con l’arrivo di un manager di lungo corso e di grande esperienza nell’m&a, ossia Vincenzo De Falco quale responsabile dell’investment banking all’interno della divisione Cib guidata da Marco Mandelli.

Al manager, già global head dell’industry oil & gas di Intesa Sanpaolo e in passato responsabile dell’m&a advisory in Banca Imi e managing director di Credit Suisse, è stato affidato il compito di implementare l’attività di consulenza alle aziende nelle operazioni di finanza straordinaria. Per farlo De Falco nel giro di cinque mesi ha messo in piedi un team composto da senior manager di alto livello provenienti da grandi banche e attivi in diversi comparti, per un totale di sei ingressi. Fra i primi ad accettare la scommessa di Ubi, tra agosto e settembre, sono stati Massimo Cecchi, proveniente da Lnr Partners Europe, dov’era senior advisor, con il ruolo di head of Real Estate Coverage. In precedenza Cecchi, fra le altre cose, è stato direttore generale del gruppo Sansedoni, amministratore delegato della nuova sede di Milano del gruppo Carlton e numero uno della filiale italiana Real Estate di Jp Morgan.

Da Unicredit, Daniele Moscato è approdato in Ubi quale head of Financial Sponsor Group coverage. Da 14 anni nella banca di Piazza Gae Aulenti, Moscato ha ricoperto incarichi di crescente rilevanza fino ad assumere, nel 2015, il ruolo di head of Capital Markets origination per il commercial banking del gruppo.

Sempre nel fig è poi arrivato anche Andrea Falbo, proveniente da Banca Imi e con esperienze in Lazard e Rothschild mentre a settembre nel team è entrato anche Massimo De Lisio nel ruolo di responsabile del diversified industrials. De Lisio proviene da Intesa Sanpaolo dove era senior origination banker dal gennaio 2017, dopo essere stato dal 2011 nell’investment banking di Banca Imi.

Poco tempo dopo, a ottobre, ha fatto il suo ingresso nell’istituto bergamasco anche Diego Napolitano proveniente da Unicredit. Il managing director era entrato nella banca di Piazza Gae Aulenti nel 2007 e lo scorso febbraio era stato nominato co-head per l’Italia per il financial sponsor solutions. In Ubi è responsabile della finanza strutturata.

Infine, tra gennaio e febbraio sono arrivati in squadra Filippo Chieli nel ruolo di head of consumer e Francesco Bertocchini quale head of m&a.

Chieli proviene da Mediobanca, dov’è entrato nel 2006, dopo esperienze in Rothschild e Lazard, e dove era co-head of consumer and luxury. Bertocchini invece arriva da Rothschild, dov’è entrato nel maggio 2007 e dove ricopriva il ruolo di director.

L’arrivo di questi professionisti è coinciso con la presenza di Ubi Banca in operazioni dalla grande visibilità. Fra le ultime c’è l’emissione da 300 milioni di euro di Inter Media and Communication, controllata da Fc Internazionale Milano (leggi qui la notizia) e l’acquisizione da parte di api di Total Erg, dove Ubi ha assistito api come financial advisor assieme a Banco Bpm (leggi qui la notizia), nonché il passaggio delle cartiere Fedrigoni a private equity d’Oltreoceano Bain Capital per 650 milioni. Nell’operazione l’omonima famiglia venditrice è stata assistita da Bnp Paribas mentre Bain è stato affiancato da Ubi Banca e Rothschild.

 

Mid-market mon amour

Fra gli obiettivi di Ubi Banca dietro un tale investimento nel cib c’è la volontà di aggredire il mercato delle pmi le quali hanno iniziato ad approcciare la finanza in maniera più sistematica, ad esempio nei colloqui con i private equity o in Borsa, e che pertanto stanno stuzzicando gli appetiti di tanti player del settore.

Fra questi c’è anche Mediobanca. Nonostante l’istituto stia dedicando molte energie a crescere nel wealth management, a novembre il gruppo di Piazzetta Cuccia ha comunque messo a segno un ingresso significativo. Si tratta di Antonio Da Ros, proveniente da Lazard, che da managing director si occupa della copertura del segmento mid corporate in particolare in ambito m&a. Il professionista lavora assieme all’altro managing director incaricato del coverage mid corporate, Alberto Vigo, passato nel gruppo da Vitale & Co. nel novembre 2016.

Facendo leva con le sinergie che Mediobanca conta di avere con l’integrazione del 100% di Banca Esperia e con la creazione della nuova divisione, Mediobanca Private Banking, la banca punta a unire la presenza e il network che i circa 80 private banker della nuova divisione hanno sul territorio e con le medie imprese, in particolare quelle comprese tra i 50 e i 100 milioni di euro di enterprise value, dando loro un’offerta più ampia di servizi per il mid corporate, dall’equity capital markets al debito, passando come detto dall’m&a. Su questo fronte, a proposito, nel team di Da Ros e Vigo sarebbero previsti anche almeno due nuovi ingressi a livello di director nei primi mesi del 2018.

Contestualmente, a uscire dalla banca è stato Giuseppe Puccio, managing director attivo sempre sullo stesso segmento, il quale è approdato in Banca Akros alla guida dell’investment banking, con team di circa 20 persone, con l’obiettivo di aumentarne il numero a 30…

 

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