domenica 16 mag 2021
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Cms M&A Study 2021: il mercato europeo diventa “buyer friendly”

Cms M&A Study 2021: il mercato europeo diventa “buyer friendly”

L’Europa è diventata un mercato “buyer-friendly” per effetto della pandemia da Covid-19 che ha determinato una maggior avversità al rischio, termini di prescrizione più lunghi, un aumento significativo dei massimali di responsabilità e una leggera flessione delle operazioni c.d. “locked boxes”.

Questi i principali risultati della tredicesima edizione dell’European M&A Study 2021 di CMS – tra i primi dieci Studi legali a livello internazionale – sulle operazioni di M&A in Europa: un’analisi annuale sui contratti e accordi relativi ad operazioni di M&A e sulle tendenze di mercato con confronti tra Europa e Stati Uniti.  La ricerca, la più completa nel suo genere, si basa su un database proprietario che prende in considerazione oltre 5.000 operazioni.

L’edizione 2021 della ricerca rivela inoltre come il principale driver delle operazioni continui ad essere l’ingresso dei buyers in un nuovo mercato (45%), sebbene in leggera diminuzione rispetto al 2019 (46%). Quasi un terzo (31%) di tutti i deal sono relativi all’acquisizione di know-how mentre il 22% delle operazioni riguarda l’acquisizione di un competitor.

 

L’avvocato Pietro Cavasola, Managing Partner di CMS in Italia, ha dichiarato: “L’indagine annuale condotta da CMS si conferma un barometro puntuale sull’andamento del mercato europeo dell’M&A e sui cambiamenti di rilievo in atto al suo interno. Lo Studio evidenzia con chiarezza come la pandemia abbia determinato un cambiamento negli equilibri tradizionali del mercato dell’M&A in Europa, in passato più seller-friendly, ora più orientati invece a favore degli acquirenti, con un’allocazione del rischio simile a quella degli Stati Uniti.” – L’Avvocato ha concluso: “La prima metà dello scorso anno è stata complessa per i dealmakers, ma già sul finire del 2020 abbiamo assistito ad una forte ripresa e all’adattamento del mercato al contesto del c.d. new normal. Questa resilienza ci rende fiduciosi sul futuro dell’attività di deal in Europa”.

 

I segnali dell’orientamento più ‘buyer-friendly’ del mercato europeo dell’M&A includono:

  • Termini di durata delle garanzie più lunghi: si è registrato un aumento dei termini di 24 mesi o più (23% dei deal, in aumento del 4% rispetto al 2019);

 

  • Aumento dei massimali di responsabilità (liability caps): il livello dei massimali di responsabilità applicabili alle transazioni è aumentato significativamente nel 2020. Si è rilevato un numero minore di deal in cui il limite era inferiore al 50% del prezzo d’acquisto – sceso al 49% dai massimi del 60% nel 2017 – e si è assistito ad un aumento delle operazioni in cui il massimale di responsabilità era uguale al prezzo d’acquisto;

 

  • Ricorso alle operazioni “locked boxes”: si è registrata una leggera diminuzione dei deal non-PPA (non-Purchase Price Adjustment) pari al 51% nel 2020 contro il 56% nel 2019, sebbene permanga la tendenza generale al loro aumento;

 

  • Le “de minimis e basket provisions” sono una prassi di mercato: applicate nella maggior parte delle transazioni (74% e 68% rispettivamente contro il 73% e il 66% nel 2019), molto probabilmente riflettono il crescente ricorso alle polizze W&I.

Ulteriori risultati emersi dall’analisi includono:

  • Ricorso costante alle polizze Warranty&Indemnity (W&I): il ricorso alle polizze W&I è diminuito nel 2020 del 2% (fino al 17%), sebbene siano state ancora adoperate in quasi la metà delle transazioni sopra i 100 milioni di euro;

 

  • Graduale diminuzione del ricorso al meccanismo del purchase price adjustment (PPA): una leggera diminuzione nell’uso dei PPA negli accordi M&A (44% rispetto al 45% del 2019), indice del fatto che le parti richiedono una maggiore certezza sull’importo del prezzo d’acquisto quando firmano la documentazione relativa all’operazione;

 

  • Gli earn-out rimangono costanti: nonostante l’anticipazione di più earn-out per effetto di Covid-19, si è verificato un piccolo cambiamento relativo al 21% delle operazioni. Una percentuale superiore al livello medio dell’ultimo decennio, anche se un fenomeno ancora meno diffuso rispetto agli Stati Uniti.

Differenze territoriali

La pandemia da Covid-19 ha dato avvio a uno spostamento a favore dell’acquirente in Europa, simile a quello degli Stati Uniti dove sono diffuse posizioni più “buyer-friendly”. Tuttavia, la prassi di mercato in Europa relativa al meccanismo del purchase price adjustment (PPA) è rimasta costante nel range del 44-45% negli ultimi tre anni. Questa è una differenza notevole rispetto agli Stati Uniti, dove il meccanismo del PPA è presente in quasi la totalità dei deal (95%).

L’analisi ha anche rilevato differenze marcate nella pratica di mercato nelle diverse aree europee:

  • Il Regno Unito è ricorso ai PPA nel 54% delle transazioni, ben prima della Francia (36%) e dei paesi del Benelux (34%);

 

  • In Europa Centro-orientale e nei paesi dell’Europa meridionale si rilevano massimali di responsabilità significativamente più elevati (rispettivamente il 67% e il 76% delle transazioni avevano un massimale di responsabilità superiore al 50% del prezzo di acquisto), rispetto alla media europea del 43%;

 

  • L’adozione della copertura assicurativa W&I rimane bassa in Francia, Benelux e nei paesi dell’Europa meridionale – dal 5% al 20% – ed è diminuita significativamente nel Regno Unito (dal 37% nel 2019 al 27% nel 2020);

 

  • Le c.d. “locked boxes” sono diminuite significativamente nel Regno Unito (30% contro il 61% nel 2019) ma non nei paesi europei;

 

  • C’è stato un grande aumento nell’uso degli earn-out in CEE con il 20% delle transazioni rispetto all’8% nel 2019 – più in linea con la media europea del 21%;

 

  • I termini di prescrizione per le richieste di garanzia sono molto più lunghi in CEE, Francia, Italia e in genere nei paesi dell’Europa meridionale;

 

  • L’arbitrato è stato utilizzato come meccanismo di risoluzione delle controversie in un terzo (32%) dei deal. È risultato meno diffuso in alcune aree (Regno Unito, Francia, Italia e Benelux) rispetto ad altre (CEE, paesi di lingua tedesca e dell’Europa meridionale).
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