mercoledì 11 dic 2019
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CrowdFundMe: la comunicazione è il tallone d’Achille delle startup

CrowdFundMe: la comunicazione è il tallone d’Achille delle startup

Il 2019 è l’anno di svolta per le startup e le Pmi innovative italiane. Le campagne di finanziamento sono sempre più efficienti e importanti, il numero e la tipologia di investitori si sta ampliando notevolmente e i legislatori italiani stanno contribuendo ad agevolare il mercato. A sostenerlo è CrowdFundMe, portale italiano di equity crowdfunding quotato in Borsa.

Tuttavia si registrano una bassa velocità di crescita e poche Scaleup. Come spiega Tommaso Baldissera Pacchetti (nella foto), ceo di CrowdFundMe, una campagna di crowdfunding richiede un grande lavoro ed è fondamentale evitare alcuni passi falsi che possono compromettere il raggiungimento dell’obiettivo finanziario.

Tra gli errori più ricorrenti, soprattutto nel caso di prodotti altamente innovativi, figura la comunicazione poco efficace del focus della startup. Infatti, spesso ci si affida a descrizioni estremamente approfondite e tecnicismi, senza considerare che la maggioranza degli investitori sono neofiti della finanza che solitamente scelgono di impegnare fino a 10.000 euro a testa. Dunque è anche a queste persone che le emittenti devono sapersi rivolgere quando preparano una campagna di equity crowdfunding.

Baldissera Pacchetti suggerisce inoltre di non concentrarsi solo sui numeri e prestare attenzione anche alla valorizzazioni di altri elementi. Possono essere per esempio un brevetto tecnologicamente molto avanzato, partnership con imprenditori che abbiano già un nome nel settore, un fondo venture o un investitore professionale che abbiano già creduto nel progetto.

Si consiglia poi di non farsi scoraggiare dalla selezione. CrowFundMe, per esempio, ogni mese, entra in contatto con circa 100 società, ma ne seleziona solo 6. Bisogna però considerare che, secondo dati recenti relativi all’indice sintetico sull’andamento delle campagne di equity crowdfunding in Italia, pubblicati dall’Osservatorio Crowdinvesting del Politecnico di Milano, l’apprezzamento teorico del valore dei titoli sottoscritti dagli investitori crowd segna un valore pari a 110. Questo significa che il portafoglio medio si è rivalutato del 10%.

Tornando all’aspetto comunicativo, c’è poi da evitare di impostare la campagna di equity crowdfunding mirando esclusivamente alla raccolta dei fondi. Il battage mediatico che l’accompagna è una preziosa occasione per farsi conoscere, accrescendo la propria credibilità agli occhi dei piccoli e medi investitori. Diventa dunque fondamentale anche curare il rapporto con i media, ad esempio preparando profili di tutti i founder e foto professionali delle figure chiave.

Infine, CrowFundMe suggerisce di evitare di puntare a un gol finanziario fuori misura. Nel momento in cui si progetta una campagna di equity crowdfunding, infatti, è bene commisurarla allo stadio di sviluppo della società e prevedere che se ne potrà fare una seconda in tempi relativamente brevi, quando il modello di business sarà stato validato. Saranno, infatti, gli eventuali risultati positivi ottenuti dopo la prima campagna a dimostrare il potenziale del mercato di riferimento, l’apprezzamento del prodotto/servizio da parte del target, la validità del team che lavora nella startup e la sua capacità di realizzare l’execution.

 

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