mercoledì 08 lug 2020
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Intesa con Mediobanca lancia un’ops su Ubi

Intesa con Mediobanca lancia un’ops su Ubi

Intesa Sanpaolo lancia un’offerta pubblica di scambio (ops) volontaria e totalitaria su Ubi Banca. Con una mossa a sorpresa, comunicata nella tarda serata del 17 febbraio, la banca guidata da Carlo Messina (nella foto), affiancata da Mediobanca, il primo gruppo bancario italiano mette sul piatto 17 azioni di nuova emissione per 10 azioni di Ubi.

Per Mediobanca, che è advisor finanziario unico di Intesa Sanpaolo e sole global coordinator e sole bookrunner dell’aumento di capitale da un miliardo di euro di Bper, ha lavorato un team guidato da Francesco Canzonieri e composto da Francesco Rossitto, Egidio Imbrogno e Damiano Ventola per il team M&A e Francesco Spila e Eugenio Cannucciari per il team di ECM.

Sulla base del prezzo ufficiale di chiusura di venerdì scorso 14 febbraio di Intesa, a 2,502 euro, ogni azione Ubi viene così valutata 4,254 euro. Il premio è del 27,6% sulla chiusura del 14 febbraio, pari a 3,333 euro, che valorizza Ubi Banca 4,86 miliardi di euro.

Una sorpresa, appunto, anche per lo stesso Victor Massiah, ceo di Ubi, che ha appreso la notizia mentre era a Londra, dove era volato per presentare il piano industriale presentato proprio ieri (leggi qui la notizia).

“L’operazione che lanciamo – ha commentato Messina – segna una innovazione rilevante nella nostra strategia degli ultimi anni. Siamo infatti convinti che nel nuovo scenario del sistema bancario europeo degli anni ’20 sia
necessario guardare avanti e porsi nuovi obiettivi”. Il settore bancario, ha aggiunto “a livello europeo, è entrato in una nuova fase che richiede maggiori dimensioni, una più ampia capacità di investire e l’adozione di un nuovo modello di finanza sostenibile. Grazie a questa operazione, la banca che nascerà dall’integrazione tra Intesa Sanpaolo e UBI potrà essere uno dei leader del sistema bancario europeo”.

La scelta è ricaduta dunque sulla ex popolare nata 2007 dalla fusione di Bpu e Banca Lombarda e Piemontese che per Messina è certamente quella meglio amministrata, tra le banche di medie dimensioni del nostro Paese,  in termini di qualità del bilancio e impegno nei confronti dell’economia reale e della sostenibilità. Siamo convinti che il Consigliere Delegato e il management team di Ubi abbiano svolto un eccellente lavoro” e per questo che “possano avere rilevanti prospettive nel gruppo che nascerà da questa operazione”.

La proposta non finisce qui ma include anche un terzo giocatore: Bper Banca. Il gruppo guidato da Alessandro Vandelli – affiancato da Rothschild & Co. – ha stipulato un accordo con Intesa Sanpaolo, vincolato all’esito positivo dell’operazione con Ubi, in base al quale Bper acquisirà un ramo d’azienda composto da circa 1,2 milioni di clienti distribuiti su 400/500 filiali bancarie del Nord Italia. Inoltre, UnipolSai rileverà, sempre in caso di successo dell’offerta su Ubi, i rami d’azienda delle compagnie assicurative Bancassurance Popolari, Lombarda Vita e Aviva Vita partecipate da Ubi Banca.

Per Rothschild & Co. sono a lavoro il managing director e head of fig Italy Fabio Palazzo, i director Alessandro Fustinoni, Paola Brambilla, l’Assistant Director Roberto Rescina, l’associate Federico Seu e gli analyst Federico Gudese e Gianmarco Trapasso.

Le sinergie e obiettivi
L’operazione, nei piani, dovrebbe consentire di creare il settimo gruppo bancario in Europa per attivi, in grado di realizzare utili consolidati stimati a oltre 6 miliardi nel 2022. Le sinergie derivanti dall’aggregazione sono stimate a regime in circa 730 milioni ante imposte per anno, con costi di integrazione una tantum stimati complessivamente in 1,27 miliardi.

“Grazie a questa operazione – ha continuato Messina -, la banca che nascerà dall’integrazione tra Intesa Sanpaolo e UBI potrà essere uno dei leader del sistema bancario europeo. L’ammontare degli impieghi sarà di circa 460 miliardi di euro; il risparmio che gli italiani affidano alla nuova Banca supererà il valore di 1,1 trilioni di euro, i ricavi saranno pari a 21 miliardi di euro: queste cifre esprimono tutta la forza dell’economia italiana, le capacità del nostro sistema imprenditoriale e la solidità del patrimonio delle nostre famiglie”.

Il nuovo gruppo, ha spiegato il ceo, porterà alla creazione di “un leader europeo” in grado di “raggiungere un utile netto di oltre 6 miliardi di euro nel 2022; di distribuire ai propri azionisti dividendi elevati e sostenibili con la previsione di un dividendo per azione pari a 0,2 euro a valere sul 2020 e superiore a 0,2 euro a valere sul 2021;
di accelerare la riduzione dei crediti deteriorati senza costi per gli azionisti e di confermare una elevata solidità patrimoniale, con un common equity ratio previsto a un livello superiore al 13%”.

A livello di business, l’operazione, stando ai calcoli di Intesa, dovrebbe portare oltre a un incremento della massa critica, e contestuale raggiungimento di una maggiore capillarità in mercati geografici precedentemente meno presidiati, con sinergie di costo stimate a regime in circa 510 milioni ante imposte per anno e sinergie di ricavo per 220 milioni ante imposte per anno, un efficientamento derivante dall’integrazione delle rispettive fabbriche prodotto nei segmenti di business ad alto valore aggiunto (wealth management, bancassurance, leasing e factoring), la complementarietà in alcuni settori di business (consumer credit e direct banking), con potenzialità di up selling e cross selling del catalogo prodotti.

Intesa Sanpaolo è oggi uno dei principali gruppi bancari in Europa con una capitalizzazione di mercato di circa 40 miliardi di euro. Il gruppo vanta una posizione di leadership in Italia in tutti i settori di attività, dal retail al corporate fino al wealth management con una quota di mercato del 18% nei depositi e 17% nei crediti: cifre, queste, destinate a essere ulteriormente accresciute nel caso in cui l’operazione Ubi dovesse andare in porto, e che saranno vagliate dall’Antitrust.

Ora il consiglio d’amministrazione di Intesa Sanpaolo ha deliberato di sottoporre all’assemblea straordinaria dei soci del prossimo 27 aprile la proposta di delegare all’organo amministrativo l’aumento del capitale sociale a servizio dell’Offerta pubblica di scambio.

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