Investimenti illiquidi: l’importanza dei ruoli

di nicola barbiero

Dopo aver condiviso alcuni spunti emersi dal particolare momento contingente che stiamo vivendo, ritorno al cuore di questo blog e, ripartendo dall’importanza del dialogo, oggi porto alcune riflessioni sull’importanza di suddividere i ruoli di ciascuno degli operatori coinvolti.

Durante la fase di analisi di un’opportunità, spesso l’investitore si trova a disposizione una mole d’informazioni riservate di cui altrimenti non avrebbe avuto disponibilità. Ancora di più se la due diligence passa dalla fase documentale, propedeutica ad avere una visione complessiva dell’opportunità, a quella di dialogo con il team del GEFIA, uno step spesso messo in secondo piano ma che riveste, a mio parere, un ruolo importante per l’analisi finale.

In quest’ultima fase si ha la possibilità di carpire dati, anche personali, di professionisti e manager che lavorano nel GEFIA. Tralasciando gli obblighi di riservatezza, che tra professionisti del settore è un elemento da cui non si può prescindere, potrebbe affiorare il rischio che l’investitore oltrepassi quella sottile linea che deve dividere, in ogni momento, l’attività di ciascuno degli operatori coinvolti. È sempre importante tenere presente e marcata questa differenza che, come evidenziato anche nel libro “Private equity e Venture capitale – manuale di investimento nel capitale di rischio” scritto da Anna Gervasoni e Fabio L. Sattin, con riferimento al rapporto tra GEFIA e azienda target, richiede la necessità di stabilire quali siano le decisioni che devono essere prese in modo condiviso e quali no. Questo elemento può essere riportato ceteris paribus al rapporto tra GEFIA e investitore: regolare lo scambio di informazioni nel continuo tra questi due operatori è un elemento vincente per il rapporto di lungo periodo.

Punto nodale è la costituzione dei comitati degli investitori e le materie di competenza che all’interno di questi devono essere trattata. I FIA spesso propongono gli advisory board durante i quali vengono identificate e analizzate le fattispecie in potenziali conflitti d’interesse e il team del FIA fornisce gli aggiornamenti sull’evoluzione annuale del portafoglio. Questo rischia di essere insufficiente per un investitore quale il fondo pensione che deve rendere sistematicamente conto degli investimenti effettuati alla propria platea di iscritti e parte istitutive istitutrici dello stesso; è proprio questo bisogno che rischia che i sottoscrittori richieda ben altre e più approfondite informative, a volte oltrepassando quella sottolinea linea di demarcazione.
A mio parere è sempre bene ricordare che la responsabilità degli investimenti è in capo al cda del GEFIA i cui componenti sono remunerati nel continuo (commissioni di gestione) e dovrebbero avere, e se non sono presenti è bene che l’investitore lo richieda, meccanismi di incentivazioni legati alle performance delle aziende target. In questo senso ipotizzare che i sottoscrittori del FIA abbiano la possibilità di esprimere valutazioni sugli investimenti effettuati o da effettuare apre la possibilità che le responsabilità del CdA vengano impropriamente compresse (a fronte della stessa remunerazione) a fronte di aumento degli obblighi assunti dai sottoscrittori con una chiara distorsione tra la sfera di competenze di ciascuno degli attori.

L’attenzione alla chiara e completa definizione di questi aspetti permette di veicolare il rapporto tra FIA e fondo pensione nei giusti binari fin dall’inizio, mettendo le basi per una relazione di lungo periodo. In questo modo emerge il vero valore aggiunto di un’economia matura che riconosce e fa proprie la professionalità che ciascuno operatore istituzionale può apportare.

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