lunedì 23 set 2019
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La blockchain invade la finanza: dal 2016 oltre 190 progetti

La blockchain invade la finanza: dal 2016 oltre 190 progetti

Se il fenomeno bitcoin rischia di ridursi a un mero strumento speculativo, è la blockchain, ossia la tecnologia che sta alla base delle criptovalute, che potrebbe maggiormente rivoluzionare il mondo della finanza. Stando infatti ai risultati della prima ricerca dell’Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger della School of Management del Politecnico di Milano, a oggi sono 331 i progetti (partiti o solo annunciati) che comprendono questo tipo di tecnologia censiti a livello internazionale da gennaio 2016, di cui 172 in fase di test o operativi, e la grande maggioranza dei progetti, pari al 59%, è stata sviluppata nel settore finanziario.

Nonostante il freno costituto dalla mancata individuazione di modelli di business chiari e dall’assenza di uno standard definito a livello globale, la blockchain è in piena espansione: le sperimentazioni avviate o in fase di “Proof of concept” nel 2017 sono cresciute del 73% rispetto all’anno precedente, mentre gli annunci, che però spesso non portano a risultati concreti, sono stati addirittura il 273% in più. Altri ambiti applicativi che interessano anche l’attività di governo (il 9%), della logistica (7,2%), delle utility (3,9%), dell’agrifood (3%), delle assicurazioni (2,7%),
fino all’healthcare (2,4%), al trasporto aereo (2,4%), ai media (1,8%) e alle telecomunicazioni (1,2%).

Blockchain per la finanza
La blockchain oggi è principalmente utilizzata per processi nei sistemi di pagamento (94 progetti), per il tracciamento e supply chain (67), per la gestione dati e documenti (64) e per il mercato dei capitali (51). Anche i governi e le banche centrali, dopo l’iniziale diffidenza legata alla capacità di disintermediazione delle criptovalute, hanno iniziato a studiare il fenomeno per rendere più efficienti monete e sistemi di pagamento: 29 banche centrali di tutto il mondo si sono già attivate sul tema blockchain e oggi si contano 9 progetti retail, 19 orientati ai pagamenti interbancari e 8 progetti di ricerca su possibili applicazioni blockchain.

Per fare qualche esempio, in Italia uno degli ultimi progetti annunciati è quello lanciato da Generali, UnipolSai, Aig, Aon e Willis Towers Watson, con il supporto consulenziale di Capgemini Italia, che riguarda una piattaforma con la tecnologia blockchain per migliorare i servizi ai clienti corporate nella fase di valutazione dei rischi (leggi qui la notizia). Poi c’è R3, consorzio di oltre 200 istituzioni finanziarie, tra cui Intesa Sanpaolo, Mediolanum e Unicredit, con lo scopo di rimuovere gli attriti negli scambi B2B, attraverso la piattaforma Corda, su cui è possibile implementare smart contracts per garantire sicurezza e privacy nelle transazioni dirette (qui la notizia), e anche SIAChain, lanciato lo scorso ottobre da Sia in collaborazione con R3 per la verifica automatizzata di accordi e contratti, la gestione di servizi bancari, finanziari e assicurativi, la gestione di identità digitali, la tracciabilità di proprietà di beni e immobili, la gestione e registrazione di dati governativi, sanitari e amministrativi. L’infrastruttura si avvale di 580 nodi in Europa, connessi da 170.000km di fibra ottica.

Lo scorso dicembre, inoltre, ABI Lab con il supporto di Ntt Data e la collaborazione di 11 banche ha messo a punto un progetto per semplificare il processo di spunta interbancaria. Sfruttando gli smart vcontracts mira anche a rendere possibile il matching automatico delle transazioni, accelerando la riconciliazione. La piattaforma è basata sulla blockchain Corda di R3.

“La rivoluzione digitale della Blockchain è solo agli inizi – afferma Valeria Portale, Direttore dell’Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger–. Le potenzialità sono enormi, in gran parte ancora desplorare e non solo in ambito finanziario. In Italia il tema è ancora poco conosciuto e si evidenziano al momento poche sperimentazioni, ma è cruciale mettere a fuoco le opportunità per il business per cogliere i benefici di una tecnologia che potrebbe essere in grado di portare al cosiddetto Internet of Value, una nuova generazione di Internet in cui ci si possa scambiare valore allo stesso modo con cui ci si scambiano le informazioni”.

In particolare, spiega il direttore, “il mercato italiano, nonostante la presenza di una solida comunità di sviluppatori, non ha ancora saputo cogliere la sfida di innovazione connessa alla blockchain. Da una parte c’è una difficoltà ad affrontare una tecnologia molto complessa, dall’altra una carenza culturale delle imprese che tendono a non investire in una tecnologia in una fase preliminare e ancora immatura. La blockchain potrebbe avere un impatto notevole per il made in Italy in termini di tracciabilità e di anticontraffazione: è necessario non rimanere fermi per evitare un gap di competenze difficile da colmare”.

L’evoluzione della Blockchain
La Blockchain, della famiglia dei Distributed Ledger (i sistemi che permettono ai nodi di una rete di raggiungere il consenso sulle modifiche di un registro distribuito in assenza di un ente centrale), è una tecnologia in cui il registro distribuito è strutturato come una catena di blocchi contenenti transazioni: le principali caratteristiche sono l’immutabilità del registro, la tracciabilità delle transazioni e la sicurezza. È la tecnologia alla base del Bitcoin, la più famosa tra le criptovalute, cioè le monete digitali decentralizzate che utilizzano tecniche crittografiche per garantire la sicurezza degli scambi tra utenti: a differenza di una valuta tradizionale, non esistono enti centrali finanziari e le regole di scambio sono scritte in un software open-source pubblicamente verificabile.

Dal 2009, con lo scambio del primo Bitcoin, il mondo della blockchain ha conosciuto una profonda evoluzione. Inizialmente associato al mercato illegale e snobbato da banche e media, il Bitcoin non è stato oggetto di un approccio comune dei regolatori, ma ha conosciuto una progressiva crescita di interesse. Qualche anno dopo, sono nate altre piattaforme basate sugli stessi principi: nel 2012 Ripple, piattaforma per i pagamenti interbancari; nel 2014 Ethereum, piattaforma per i contratti intelligenti; nel 2015 Corda per scambi nel settore finanziario; nel 2015 viene annunciato il progetto Hyperledger per lo sviluppo collaborativo del registro distribuito.
Oggi la Blockchain potrebbe essere il fattore chiave per abilitare la nuova generazione di Internet, ovvero l’”Internet of Value”: una rete digitale di nodi che si trasferiscono valore, in assenza di fiducia, attraverso un sistema di algoritmi e regole crittografiche che permette di raggiungere il consenso sulle modifiche di un registro distribuito che tiene traccia dei trasferimenti di valore tramite asset digitali univoci.

Le criptovalute
Sono 894 le criptovalute attive, per un valore complessivo di circa 327 miliardi di dollari (dato aggiornato al 16 aprile 2018). Il Bitcoin da solo rappresenta il 42% della totale capitalizzazione del
mercato, ma dopo di questo la top ten delle principali criptovalute per market cap vede Ethereum, con il 16% della capitalizzazione, e Ripple con il 8%, seguite da BitcoinCash, LiteCoin, Cardano, Stellar, Iota Neo, Monero.
“Le criptovalute presentano alcuni punti di forza rispetto alle monete tradizionali, ma anche alcune criticità – rileva Portale –. I principali elementi di evoluzione sono la decentralizzazione, poiché è il network stesso a stabilire la validità della transazione, la programmabilità, la completa tracciabilità, la sicurezza grazie alla crittografia, l’immutabilità grazie al registro strutturato in catena di blocchi. Tuttavia, le criptovalute mostrano alcuni punti di debolezza che non le rendono ancora in grado di sostituire le monete tradizionali, in primis l’elevata volatilità, poi la difficoltà di acquisizione per l’utente medio con l’exchange online, l’assenza di normativa omogenea delle varie giurisdizioni, la limitazione alla politica monetaria”.
A oggi 29 banche centrali al mondo hanno avviato sperimentazioni per applicare alcune caratteristiche delle criptovalute alle valute tradizionali, creando delle “criptovalute vigilate”. Un progetto di ricerca promosso a Reply e in collaborazione con l’Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger e con partecipazione dell’Associazione Italiana Prestatori Servizi di Pagamento (APSP) ha provato a immaginare un “Cryptoeuro”, indagando se un sistema di criptovaluta vigilata potrebbe rendere più efficienti i processi di pagamento di alcuni settori (assicurazioni, utility, banche) con una valuta programmabile.

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