giovedì 06 ago 2020
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Le banche del futuro? Piattaforme di dati e servizi

Le banche del futuro? Piattaforme di dati e servizi

Se c’è un insegnamento che la pandemia di Covid può aver dato alle banche è che non c’è più tempo da perdere quando si tratta di tecnologia. Non più e non soltanto nei servizi alla clientela. L’implementazione tecnologica riguarda innanzitutto i sistemi IT interni, così determinanti in questi mesi quando si è trattato, ad esempi, di dover far lavorare da casa centinaia se non migliaia di persone durante il lockdown. Gestire però questi sistemi è tutt’altro che facile, oltre che costoso. Stando all’ultimo rapporto Abi – Cipa sull’It nel mondo bancario in Italia la spesa e gli investimenti in It (Information Technology) dei 19 istituti di credito analizzati nel 2018 è salita a 4,7 miliardi di euro. «La metà di queste risorse è destinata allo sviluppo e all’implementazione dei sistemi IT, alla manutenzione e alla compliance delle strutture, il tutto per stare al passo con i trend velocissimi della tecnologia e con le normative», spiega in questa intervista a MAG Corrado Sciolla (nella foto), amministratore delegato di Cedacri, società che si occupa dell’outsourcing di sistemi informatici per il mondo bancario e per la pubblica amministrazione. L’azienda, partecipata da FSI per il 27%, nasce del Duemila dall’unione di due consorzi che servivano le banche azioniste (Mediolanum, Cassa di Risparmio di Asti, Banco di Desio, Unipol, Banca Popolare Bari le più importanti), oggi conta 70 istituti di credito clienti e un fatturato 2019 di circa 400 milioni di euro.

Per le banche, aggiunge l’ad, è però una corsa senza fine: «Gli standard tecnologici e normativi sono sempre più esigenti e non sempre c’è garanzia di sicurezza, mentre i costi per l’IT aumentano nel tempo», osserva, aggiungendo che le banche oggi hanno bisogno di sistemi «veloci, sicuri e compliant» per potersi concentrare su cosa dovranno diventare in futuro. A tal proposito Sciolla ha le idee chiare: «Le banche dovranno diventare sempre più gestori di grandi quantità di dati e diventare piattaforme che forniscono prodotti e servizi diversificati».

Anche per questo alcuni istituti bancari stanno ricorrendo all’outsourcing dei servizi IT, esternalizzando  le attività bancarie – dalle filiali all’online, dal mobile banking ai gestori di patrimoni, dal credito al consumo ai consulenti finanziari, dai servizi di banca d’affari a quelli di corporate banking – che sono così fruibili in un cloud. È quanto ha fatto fra le altre Deutsche Bank, che il 27 maggio scorso ha concluso il processo di migrazione e innovazione dei suoi sistemi tecnologici in Italia sul sistema di “core banking” di Cedacri. Si tratta di uno dei primi progetti di trasformazione dell’IT da un modello in house a un modello di software as a service (Saas) in cui il software non è installato localmente sul dispositivo ma è ospitato nel cloud e accessibile tramite Internet – realizzato con un partner italiano da parte di un grande istituto bancario globale. «È un progetto di cui siamo orgogliosi e che per noi rappresenta un trampolino per diventare il partner tecnologico delle banche di medie e grandi dimensioni mediante la fornitura di servizi e soluzioni Saas».

Ingegner Sciolla, come è stato realizzare questo progetto in modalità smart e ancora in fase di parziale lockdown?

È stato un lavoro lungo che comprende un arco di 48 mesi – inclusa la fase di pre-vendita.

Il processo di sviluppo ha richiesto un’elaborata struttura di prove per oltre 40mila test d’integrazione di sistema e quasi 70mila test di accettazione da parte degli utenti per assicurare la continuità del servizio anche nei confronti di clienti e fornitori ed evitare disservizi. La migrazione – effettuata in un’unica sessione “big bang” – è avvenuta a maggio al termine di 12 prove, solo l’ultima delle quali è stata effettuata interamente da remoto a causa delle restrizioni. Nel complesso sono stati impiegati oltre 220mila giorni uomo per oltre 400 risorse impiegate.

Come nasce la collaborazione con Deutsche Bank?
Il progetto nasce nel 2017 per rispondere alle esigenze della filiale italiana di Deutsche Bank, con 2,2 milioni di clienti suddivisi tra private & commercial e corporate & investment bank, di contenimento dei costi IT e di gestione della complessità dei sistemi interni.

Sono queste le motivazioni che hanno spinto una realtà come Deutsche Bank a esternalizzare l’IT?

Esatto. Da un lato la frammentazione delle attività di gestione degli applicativi fra decine di fornitori comportava per Deutsche Bank l’impossibilità di dotarsi di una governance strutturata adeguata al livello di complessità dei flussi dati, che si traduceva in una spesa IT particolarmente incisiva sulla struttura costi della banca. Dall’altro, questa aveva la necessità di rispondere adeguatamente e in tempi minimi ai requisiti regolamentari dettati sia dalla Banca d’Italia sia dalla Bce.

Quali sono dunque i vantaggi per una banca nell’esternalizzare l’IT?

Questo sistema permette alle banche di focalizzarsi sulla gestione diretta delle componenti “cliente-centriche”, affidando i processi più standard e non distintivi a un partner tecnologico fidato, in grado di fornire un governo rigoroso della spesa IT ma anche tecnologie che siano linea con i trend dell’innovazione e con i costanti adeguamenti normativi. Il tutto garantendo una maggiore sicurezza, che come abbiamo visto anche di recente può essere un elemento critico in tanti sistemi.

Quanto spendono oggi le banche per gestire l’IT?

Circa 4 miliardi di euro, di cui la metà  legati allo sviluppo e implementazione dei sistemi, alla manutenzione e alla compliance delle strutture di core  banking, che oggi sono molto frammentate. In Italia ci sono circa 30 sistemi di core banking, se se ne consolidasse il 20% il risparmio per gli istituti di credito si aggirerebbe sui 450 milioni di euro. Il nostro obiettivo è proprio questo, creare una piattaforma di “core banking” comune a tutte le banche, così come accade nelle telecomunicazioni o nell’automotive.

La crisi legata alla pandemia ha accelerato di colpo il processo di digitalizzazione delle banche. Le banche come hanno reagito?

Il Covid ha avuto un impatto più importante di ogni processo di trasformazione, le banche sono state costrette a trasformarsi in modalità online e digitale. A fronte del lockdown del Paese e della quasi improvvisa impossibilità di accedere fisicamente alle sedi di lavoro, il sistema finanziario, a nostro avviso, ha continuato a garantire i servizi alla clientela e ha saputo sviluppare progetti di trasformazione strutturali il cui impatto è destinato a rimanere post virus.

Quali attività in outsourcing sono state adottate di più in questo contesto?

Fra le altre…

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