domenica 19 nov 2017
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Le pmi industriali spingono la ripresa dell’m&a italiano nel 2016

Le pmi industriali spingono la ripresa dell’m&a italiano nel 2016

La ripresa economica c’è, i segnali ci sono tutti, nonostante le turbolenze che ultimamente stanno interessando i mercati. E anche l’m&a sembra essere definitivamente ripartito. A trainarlo nel 2016, ed è questo uno degli aspetti più interessanti, non saranno solo i fondi di private equity: un ruolo centrale andrà anche le medie imprese, in particolare a quelle del settore industriale. 

Lo rileva l’Outlook per il 2016 della boutique di adisory Arkios Italy. «Oggi c’è maggiore consapevolezza, da parte degli imprenditori delle, piccole dimensioni delle aziende Italiane rispetto ai loro competitors nel mondo – spiega Paolo Cirani (foto a destra), ceo e funder di Arkios – e di conseguenza l’m&a viene sempre più visto come un’opportunità e non una minaccia, soprattutto da quegli imprenditori usciti dalla crisi».

Dalla meccanica alla componentistica

In particolare, continua Cirani: «Sarà il settore industriale uno dei più attivi nel prossimo anno. Mi riferisco a quegli ambiti come la meccanica, l’automazione industriale, l’automotive, in cui l’Italia è terza, o seconda, al mondo, preceduta solo da Giappone e Germania».

Quello delle macchine per l’automazione, si legge nel report, è un settore il cui interesse è guidato dai grandi big industriali ma anche dalle società più “piccole”, dai 200 ai 900 milioni di euro di fatturato, che hanno necessità di crescere e internazionalizzarsi per seguire i propri grandi clienti stranieri. Su questo fronte, le società italiane fra le più attive si trovano «nel segmento delle macchine per il confezionamento e della produzione di farmaci come ad esempio IMA, Coesia e Marchesini», spiega Cirani.

Anche quello della lavorazione delle materie plastiche «è un settore da sempre eccellente dell’industria italiana, dove esistono realtà estremamente interessanti e all’avanguardia – aggiunge – mentre l’automotive, soprattutto la meccanica di precisione, è in crescita (si stima il 10% nel 2016) e di questo ne beneficerà tutta la filiera, soprattutto i Tier 2 che seguiranno, fra le altre cose, l’aumento della produzione di nuove automobili».

Altro settore è quello della componentistica, sia per Oil&Gas e Oleodinamica, che nonostante il crollo del prezzo del petrolio resta, stando al report di Arkios Italy, uno dei settori target di primo livello con altissima marginalità e la presenza di tanti player indipendenti, e sia per le macchine del caffè. «Con la diffusione delle capsule – evidenzia Cirani -, le tante aziende che lavorano come assemblatori di macchine del caffè potranno crescere e diventare target interessanti per i fondi, come ad esempio Mazzer Luigi (macinadosatori e macinacaffè), mentre è previsto nel 2016 un secondary su CEME (elettrovalvole ed elettropompe anche per le macchine da caffè) oggi in portafoglio a Investcorp».

Supporto carente
La volontà e l’interesse, almeno da parte degli imprenditori, ci sono, e in misura maggiore rispetto al passato. A mancare sembra però un reale sostegno alla crescita per acquisizioni delle pmi da parte del sistema creditizio. Ciò non solo per via del credit crunch, «ma piuttosto all’assenza di uno o più intermediari che siano propensi ad affiancare le medie imprese in politiche di acquisizione attraverso, ad esempio, attività di acquisition finance», evidenzia Cirani. In questo contesto non stupisce l’incremento degli strumenti di debito alternativi (minibond) o il ricorso a fonti di acquisition finance alternative, in mancanza della ‘normale’ attività da parte del Corporate Finance del sistema bancario, soprattutto sui segmenti Small e Mid Cap.

Il ruolo dei private equity
Fondamentale sembra essere, in questo senso, l’attività dei private equity, che nel 2015 hanno portato a casa 80 acquisizioni, stando all’Osservatorio Private Equity Monitor (Pem) dell’Università Cattaneo, contro le 68 operazioni alla stessa data del 2014.
«Il private equity ha oggi un nuovo ruolo – continua Cirani – non è più visto come uno speculatore ma piuttosto come un possibile partner che possa aiutare l’azienda a fare quel salto dimensionale e di qualità per diventare più competitiva».

La logica dietro l’attività dei fondi italiani, evidenzia Cirani, sarà quella aggregativa : «I fondi hanno individuato nella frammentazione del contesto industriale italiano un’opportunità per aggregazioni e creazione poli di medie dimensioni, capaci di competere a livello internazionale». L’esempio più recente è quello di Wise sgr con OpenjobMetis, società quotata in Borsa che nasce dall’unione di tante piccole agenzie per il lavoro. Centrale nel 2016 sarà anche l’ingresso degli operatori stranieri, i quali hanno riacquistato fiducia nel mercato italiano e stanno tornando a investire.

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