giovedì 21 feb 2019
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L’immobiliare italiano scopre gli studentati

L’immobiliare italiano scopre gli studentati

Se sei un neo- studente universitario fuorisede in Italia e cerchi un alloggio vicino all’università, che abbia il wi-fi e che magari offra pure un collegamento diretto con l’ateneo, devi essere proprio fortunato. A oggi infatti l’offerta di posti letto in campus universitari soddisfa le richieste di neanche uno studente su dieci: su 845mila studenti fuorisede (su un totale di 1,7 milioni di studenti universitari al 2016/17), sono 65mila i posti letto disponibili in queste strutture. Se contiamo poi gli oltre 76 mila studenti stranieri ecco che il divario tra l’offerta e l’domanda aumenta ancora di più: rapportando il numero di posti letto con la totalità degli studenti, in Italia il rapporto non supera il 3% (contro il 23% del Regno Unito).

Il lato positivo è che questa carenza rappresenta una grande opportunità per chi lavora nel campo immobiliare. Non è un caso, del resto, che i più grandi investitori del comparto, da Hines a Cassa depositi e prestiti per citarne qualcuno, abbiano inserito lo student housing nella lista delle asset class da implementare in Italia, mentre gli investitori, attratti da rendimenti stabili che secondo Jll oscillano in un range che varia da 5,75% a 6,25%, hanno aperto i loro portafogli.

 

Il mercato

«Le potenzialità sono enormi, tutta l’industria dell’education lo è» spiega Stefano Tanzi (nella foto), fondatore della società di gestione Fattore Italia che controlla Campus X, un network di students resort e fra i più grandi gestori di campus universitari in Italia con sedi a Roma, Bari, Chieti e Firenze.

I numeri parlano da soli. In Europa questo segmento ha registrato nel 2017 circa 7 miliardi di investimenti (+16% rispetto all’anno precedente), stando ai dati Jll, dei quali l’83% nel Regno Unito, il mercato principale dove, tra l’altro, gli studentati hanno rappresentato il 7% del totale degli investimenti immobiliari del Paese.

In Europa questa asset class ha una market share in media del 3% mentre in Italia, invece, il settore ha ricoperto appena lo 0,1% del totale.

Il che indica quanto siano ampi i margini di crescita, sia perché si prevede un incremento del numero di studenti negli atenei più virtuosi e competitivi (nuovi campus, corsi in inglese, ecc…), cioè quelli di Milano, Roma, Napoli e Torino, le quattro città in cui è concentrato il 36% degli studenti iscritti in Italia, sia per l’arrivo di nuovi investitori istituzionali e internazionali.

 

Industrializzazione

L’aspetto interessante è che a fronte di un incremento nella costruzione o nell’efficientamento di strutture dedicate agli studenti, saranno più richiesti operatori in grado di gestirli in maniera efficiente e in continuità. «Nel mondo dei servizi agli studenti l’Italia è ancora poco sviluppata – spiega Tanzi – in particolare manca quell’approccio istituzionale presente in altri Paesi, come il Regno Unito, con realtà che gestiscono in maniera puntuale queste strutture». In sostanza «servono risorse e managerialità», osserva il professionista ex Kpmg e 21 investimenti, che ha rilevato Campus X nel 2017 attraverso Fattore Italia assieme con Ernesto Albanese (ex amministratore delegato Coni Servizi, Eurofly e Atahotels).

«Proprio sulla base di queste considerazioni abbiamo deciso di investire in questo business» che è, nota Tanzi, «molto diverso rispetto ad altre asset class. In particolare i ricavi per metro quadro sono più bassi, con una media di 600 euro al mese per 30mq, ma sono resilienti». Inoltre è un business che risponde a una domanda crescente non solo in termini numerici, ma anche di qualità: «Le famiglie e gli studenti hanno capito che la rete è necessaria per sopravvivere al periodo universitario e un campus è il posto ideale. E sono disposti a spendere».

 

Fatturato a 10 milioni

Nata da un’idea di Siram, ex azienda municipalizzata milanese, oggi Campus X conta tre strutture all’attivo, a Roma, Tor Vergata – gestito da Fabrica Sgr – a Bari, Università di Bari e a Chieti, inaugurate nel 2011, «a cui si aggiunge una quarta Firenze che sarà operativa da settembre 2019 per un totale di quasi 3000 posti letto», spiega Tanzi.

Alla fine del 2015 la società ha registrato un fatturato di 9,5 milioni di euro. Con l’ingresso di Fattore Italia, nel 2017, e il progressivo turnaround aziendale il fatturato è salito poi a 10 milioni quell’anno e la prospettiva per il 2018 è di quasi 13 milioni, con un apporto di Roma per 8,7 milioni, Bari 2,2 e Chieti di 1,4 milioni di euro…

 

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