giovedì 22 apr 2021
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Tlc, via libera alla rete unica, accordo Tim-Cdp. Gli advisor finanziari

Tlc, via libera alla rete unica, accordo Tim-Cdp. Gli advisor finanziari

La società unica per la gestione della rete di tlc a banda larga si farà. Il progetto – già illustrato a Palazzo Chigi dall’amministratore delegato di Cdp, Fabrizio Palermo – ha ottenuto il via libera di governo e maggioranza. Dunque, con ogni probabilità il consiglio di amministrazione di Cdp si riunirà lunedì 31 agosto, contemporaneamente al board di Tim (già convocato), per ratificare il memorandum of understanding concordato fra le società.

Nelle trattative riguardanti la costituzione della rete unica, Tim è assistita da Vitale & Co, con un team guidato dal partner Roberto Sambuco (nella foto) e formato da Giovanni Mautone (managing director) Francesco Garbin (vice president), Vito Morgese (associate) e Michele Carraturo (analyst). Al fianco di Tim agisce anche Rothschild & Co, con un team guidato dal global partner Irving Bellotti e formato da Antonio Massimiliano Perdichizzi (director), Stefano Siccità (assistant director), Riccardo Vergine (senior analyst) e Giusy Capasso (analyst). Tim, infine, si avvale della consulenza di Imi Intesa Sanpaolo, con un team guidato da Marco Lattuada (head of investment banking and structured finance), con Carlo Blefari Melazzi (head of Tmt M&A advisory),Marco Perelli-Rocco (Head of M&A), Marco Miniaci (VP), Valentino Cerboni (Aso), Camilla Zangrossi (Anl). Lo studio legale è Gianni Origoni Grippo Cappelli & Partners.

A ufficializzare lo sblocco della situazione è stato il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, che, parlando da Osimo, ha detto: “Oggi abbiamo dato il via libera a Cdp a proseguire un percorso con Tim per fare in modo che la società abbia una governance che garantisca indipendenza, apertura a tutti gli operatori e piano di investimenti”.

Nel pomeriggio di ieri si era tenuto – in videoconferenza – un vertice di governo e di maggioranza a cui hanno partecipato, oltre a Gualtieri, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, il ministro dello Sviluppo, Stefano Patuanelli, altri ministri (Paola Pisano, Dario Franceschini, Alfonso Bonafede e Roberto Speranza) e i capi delegazione dei partiti di maggioranza.

KKR CON FASTWEB E TISCALI IN FIBERCOP

L’incontro è servito per dare luce verde al progetto – concordato fra Palermo e l’amministratore delegato di Tim, Luigi Gubitosi – che prevede l’ingresso di Cdp nel capitale di FiberCop (la newco in cui confluirà la rete secondaria di Tim), ma condizionato all’ok delle autorità regolatorie. Il primo tassello sarà l’ingresso del fondo di private equity Kkr Infrastructure in FiberCop, operazione congelata nelle settimane scorse dal governo perché, trattandosi di un asset strategico, serve il via libera del governo in base alla normativa sul golden power.

Kkr – assistita da Citi lato finanziario e da Chiomenti per quello legale – ha valutato 7,7 miliardi (di cui 4,7 di equity e 3 di debito) l’enterprise value di FiberCop. Kkr prenderebbe il 37,5%, pagando 1,8 miliardi; Fastweb avrebbe il 4,5%, conferendo il suo 20% di FlashFiber (la joint con Telecom per cablare 29 città); il 58% resterebbe in capo a Tim.

Ieri è stato comunicato che Tim e Tiscali hanno sottoscritto un memorandum of understanding per una partnership strategica nello sviluppo del mercato ultra-broadband attraverso la partecipazione commerciale del gruppo sardo al progetto di co-investimento FiberCop, la partecipazione e le attività in essere in FlashFiber, la joint-venture tra Tim e Fastweb.

Il progetto, si legge in un comunicato, “consiste, in un primo momento, nel razionalizzare la rete di Tiscali, creando le condizioni per agevolare la migrazione dei clienti sulla rete ultrabroadband di FiberCop”. Gli interventi, aggiunge la nota, “consentiranno a Tiscali di ridurre in modo consistente i costi di infrastruttura di rete, evitando duplicazioni”.

Nel medio-lungo termine, “l’accordo consentirà a Tiscali di attivare sulla rete di nuova
costituzione una quota significativa degli accessi”. Tim e Tiscali, inoltre, “verificheranno successivamente, nel pieno rispetto dei diritti e delle prerogative riconosciute ai soci in virtù della disciplina statutaria e delle eventuali previsioni parasociali, la possibilità di un eventuale ingresso di Tiscali nell’azionariato di FiberCop attraverso il conferimento di apposito ramo d’azienda, secondo modalità da concordarsi”.

Tim, dunque, sulla rete secondaria si è assicurata l’investimento di Kkr e le partnership industriali con Fastweb e Tiscali.

CDP CONFERISCE QUOTA OPEN FIBER IN FIBERCOP

Il passo successivo sarà il conferimento della partecipazione di Cdp in Open Fiber a FiberCop. La newco dovrebbe includere in una prima fase solo la rete secondaria, con una governance controllata da Cdp, che avrebbe potere di veto sulle decisioni strategiche, e Tim in minoranza nel futuro cda. Lo step ulteriore sarebbe l’ingresso di Open Fiber nella newco, con il conferimento in FiberCop dell’intera rete Tim.

Resta da stabilire quali siano le intenzioni di Enel, a cui fa capo il 50% di Open Fiber. Nei giorni scorsi, tramite la stampa, il gruppo guidato da Francesco Starace ha fatto trapelare di avere in mente un progetto per la creazione della rete unica diverso da quello concordato da Tim e Cdp. Ora, però, Enel è stata messa in un angolo ed è difficile immaginare che possa ostacolare un piano che ha ottenuto il benestare del Mef, suo azionista di riferimento.

Secondo quanto scrive Il Sole 24 Ore, entro i primi giorni di settembre sul tavolo di Enel arriverà una nuova offerta di Macquarie per la quota in Open Fiber, che dovrebbe mettere sul piatto una valutazione di 7,7 miliardi (6 miliardi di equity e il resto di debito) del 100% della società. L’offerta del fondo australiano, se confermata, consentirebbe a Enel di sfilarsi dalla partita delle tlc, realizzando una plusvalenza notevole, così da evitare un conflitto con Cdp e con il Mef, che sarebbe imbarazzante per Starace.

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