Alternative assets, dall’analisi all’investimento

di nicola barbiero

 

In questi mesi abbiamo approfondito, sotto svariati aspetti, la fase di analisi propedeutica all’investimento: quel processo comunemente individuato come due diligence che rappresenta a tutti gli effetti il primo passo per approcciare gli investimenti “alternativi”, ma non l’unico. Per un fondo pensione che scelga di investire parte dei propri asset in investimenti di lungo periodo, un elemento altrettanto importante è rappresentato dal monitoraggio.

Per quanto possa essere strutturata e magari sviluppata con il supporto di advisor utile ad apportare differenti punti di vista, la fase di due diligence potrebbe richiedere indicativamente fino ad un massimo di sei mesi. Un arco di tempo tutto sommato limitato se confrontato con la durata complessiva dell’investimento durante il quale, invece, ritengo sia utile attivare un’altra forma di analisi: il monitoraggio.

Per dirla in termini numerici, immaginando che il FIA nel quale il fondo pensione scelga di investire abbia una durata prevista di circa 10 anni, a fronte di sei mesi di analisi preliminare all’investimento, il monitoraggio si struttura su un periodo decisamente più ampio ma, attenzione, non mi modo sempre uguale, anzi. Negli anni duranti i quali l’investimento si sviluppa, l’investitore dovrebbe, a mio avviso, prestare attenzione ad elementi via via diversi: proprio come la due diligence, questa fase non sarà da trattare a “compartimenti stagni”, al contrario.

Il vero valore aggiunto si crea legando spunti e indicazioni che potrebbero sembrare non correlati ma la cui coerenza, all’opposto, è il vero e proprio elemento a cui l’investitore istituzionale dovrebbe porre maggior attenzione. Diversi periodi, si è detto, e proprio a partire da questa differenza si cercherà di strutturare gli approfondimenti dei prossimi mesi suddividendo questo lungo arco di tempo in tre principali “macro-periodi” tipici di questa tipologia di asset class: l’investimento, lo sviluppo e, da ultimo, il disinvestimento.

Momenti che non sono, anche in questo caso, facilmente distinguibili ma, spesso, sono sovrapposti e, anche per questo, a volte più difficilmente identificabili. Si cercherà, quindi, di trattare elementi quali l’importanza di interpretare le comunicazioni di richiamo che il GEFIA, per conto ed in nome del FIA, effettua all’investitore, le modalità di valutazione di questi strumenti (spesso molto eterogenee a seconda dello strumento) anche con l’obiettivo di condividere spunti di riflessione sulle modalità attraverso le quali rappresentare questa tipologia di investimenti all’interno della propria asset allocation o a terzi a ciò interessati: si pensi, in primis, al tema del benchmark e a quello dei costi. Si cercherà, così, di approfondire come valutare le operazione effettuate dal FIA e quali potrebbero essere le fattispecie che danno origini ad un potenziale conflitto di interesse (tema per il quale investitore istituzionale può essere chiamato a dare la proprio opinione di ambito di advisory board). Si cercherà di trattare le informazioni utili per leggere i prospetti periodici e per valutare eventuali modifiche regolamentari che il GEFIA potrebbe avere necessità di sottoporre agli investitori e, da ultimo, come affrontare attivamente la fase di liquidazione del FIA e leggere i rendimenti finali. La due diligence, quindi, non è tutto.
Qualora un investitore istituzionale decida di dedicare la propria attenzione unicamente a questa fase corre il rischio, a mio parere, di non dare la giusta importanza al monitoraggio: una parte altrettanto importante, se non più importante, quando si parla di un investimento di lungo periodo, viverla passivamente, inoltre, rischia di limitare la crescita della struttura interna all’investitore in termini di conoscenza dello strumento.

Da oggi, quindi, anche per questo blog proviamo a iniziare una nuova fase di approfondimenti che, spero, possa rivelarsi interessante e ricca di spunti per il lettore. Sempre alla ricerca di un obiettivo comune affinché, insieme, si possa migliorare le modalità operative adottate dai GEFIA e dai fondi pensione durante i reciproci rapporti e colmare sempre meglio il divario presente tra questi due operatori.

 

Questo articolo fa parte del blog “Serve del catch up”, leggilo qui.

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