Tutto ciò che serve sapere sui first time fund e i first time team

di nicola barbiero*

 

Oggi parliamo di first-time-fund e first-time-team: situazioni particolari in cui la coerenza, elemento di cui abbiamo ampiamente discusso la volta precedente, rischia di venire meno. Quindi come fare?

Sono due dei tanti termini inglesi che ritroviamo a più riprese nel mondo della finanza e che in alcuni casi, non vergogniamoci a dirlo almeno in questo blog, ci creano un grande punto di punto di domanda (cosa mai avrà voluto dire?) che lì per lì ci può creare imbarazzo ma, alla prova dei fatti, ci allontana dall’investimento. Via, dunque, ogni velo per capire il significato di questi due concetti e le implicazioni effettive così da allontanare ogni spauracchio ed imbarazzo per dare una risposta concreta all’iniziale punto di domanda.

Iniziamo, quindi, a declinare queste due fattispecie, iniziando dal primo: si parla di first-time-fund qualora una SGR (o più in generale un GEFIA, un soggetto che gestisce fondi di investimento alternativi) si presenti per la prima volta a raccogliere capitali nel mercato. Si parla, invece, di first-time-team quando un team di manager si propone per la prima volta al mercato per raccogliere, prima, e gestire, poi, un fondo d’investimento.

I due concetti possono anche essere sovrapponibili (un nuovo team costituisce un nuovo GEFIA per raccogliere e iniziare a gestire il suo primo fondo) ma non sempre e così: in sintesi cerchiamo di capire queste due situazioni e le implicazioni per l’investitore.

Partiamo dal first-time-fund, un concetto che a volte porta confusione e viene interpretato alternativamente come primo fondo gestito dal GEFIA o come primo fondo raccolto: per first-time-fund si dovrebbe intende sempre, a mio avviso, il primo fondo raccolto. Presentarsi nel mercato per fare fundraising richiede delle conoscenze e prevede delle sfide che un GEFIA captive (che in passato gestiva capitali magari di una importante banca) non richiede. Le difficoltà che un first-time-fund potrebbe trovarsi ad affrontare e a cui un investitore istituzione dovrebbe porre particolare attenzione possono emergere proprio in fase di avvio: per un nuovo operatore la prima raccolta di capitale non è un’operazione semplice e potrebbe rivelarsi molto time consuming. Il mercato potrebbe richiedere modifiche incisive nella struttura del GEFIA tali da allinearlo alle best practice attese e non sempre questo può rivelarsi un passaggio facile e che incontra la disponibilità del gestore.

Qui sta il passaggio dove il fondo pensione dovrebbe porre maggior attenzione: quanto il gestore è disponibile ad accettare le richieste dei sottoscrittori? Un gestore troppo disponibile potrebbe nascondere una difficoltà nell’attività di fundraising (raccolta di capitali dal mercato), al contrario un gestore eccessivamente fermo nelle proprie posizioni riflette delle rigidità che mal si innestano in un contesto di concorrenza.

Dunque, è l’investitore a fare la differenza dovendo avere ben chiare quali caratteristiche (livello di indipendenza, allineamento di interessi, assenza di conflitti d’interesse) ricercare in un GEFIA. Andare oltre le best practice non sarebbe utile per nessuno, così come accettare modalità operative non in linea con le aspettative: la scelta si rivelerà, quasi sicuramente, inadeguata negli anni a venire. A mitigare questo rischio il fondo pensione dovrebbe valutare se tra gli investitori siano già presenti dei soggetti “di sistema” (Fondo europeo per gli investimenti, Fondo italiano d’Investimento, solo per citarne alcuni) grazie al lavoro dei quali si può confidare che l’allineamento tra GEFIA e mercato sia già stato portato a termine con successo.

Altro elemento importante da considerare è la tipologia e la diversificazione degli investitori che hanno già sottoscritto impegni nel fondo. Qualora il GEFIA derivasse da una SGR captive, è importante valutare il peso, tra gli investitori, assunto della banca (ritornando all’esempio precedente) da cui nasce questo progetto; maggiore è il peso, minore sarà la propensione del gestore ad intercettare le esigenze del mercato. Sullo stesso punto, un GEFIA che approcci il fundraising per la prima volta sarà maggiormente attrattivo qualora dimostri una elevata indipendenza (il capitale sociale del GEFIA sia interamente sottoscritto dal team) e il conseguimento di risultati solidi e consistenti nelle precedenti esperienze (anche qualora maturate nella gestione di un fondo captive).

Facendo tesoro di quanto emerso in precedenza, non dimentichiamoci dell’importanza che gli interessi dei manager e quelli degli investitori siano allineati. Come ottenerlo in questo caso? Credere nel proprio progetto ed essere impegnati personalmente anche con il proprio patrimonio è la miglior allineamento possibile: i primi sottoscrittori del Fondo dovrebbe proprio i membri del team che, in questo modo, da un forte segnale al mercato; mediamente l’impegno richiesto al team si attesta intorno al 2% della dimensione target del fondo.

A volte gli investitori istituzionali tendono ad escludere a priori l’analisi dei cosiddetti first-time-fund chiudendosi, in questo modo, opportunità di investimento che potrebbero rivelarsi interessanti. Come spesso, consiglio, è bene conoscere il tema così da poterlo approcciare con la dovuta attenzione. Solo in questo modo si possano individuare al meglio e gestire (non eliminare) i possibili rischi di situazioni simili.

Le situazioni di first-time-team altrettanto interessanti le vedremo nella prossima occasione.

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*Cfo di un fondo pensione negoziale

Questo articolo fa parte del blog “Serve del catch up”, leggilo qui.

Tutto ciò che serve sapere sui first time fund e i first time team

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