domenica 24 mag 2020
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Intesa Sanpaolo-Ubi, i team degli advisor finanziari. L’asse Bergamo-Brescia serra le fila

Intesa Sanpaolo-Ubi, i team degli advisor finanziari. L’asse Bergamo-Brescia serra le fila

Il matrimonio tra Intesa Sanpaolo e Ubi s’ha da fare. Parola di Exane Bnp Paribas e Santander, che nei giorni scorsi hanno pubblicato dei report per suggerire agli azionisti della banca guidata da Victori Massiah di aderire all’offerta pubblica di scambio. I soci storici di Ubi, però, non sembrano intenzionati ad adeguarsi. Intanto, vanno definendosi le squadre di advisor, finanziari e legali, messi in campo dai contendenti.

Gli schieramenti
Su questo fronte, alcuni giorni fa Intesa Sanpaolo ha ufficializzato la pattuglia: Mediobanca, come noto, agisce come sole m&a e lead financial advisor; la banca d’affari italiana coordinerà con J.P. Morgan, Morgan Stanley, UBS Investment Bank ed Equita Sim “le relative attività e relazioni con i mercati finanziari”. Ubi Banca risponde con Goldman Sachs e Credit Suisse.

Financecommunity.it è in grado di rivelare i nomi dei principali professionisti messi in campo dalle banche d’affari nella partita finanziaria. Mediobanca vede Francesco Canzonieri alla guida di un team formato da Francesco Rossitto, Egidio Imbrogno e Damiano Ventola per il team M&A e Francesco Spila e Eugenio Cannucciari per il team di ECM.

Per quanto riguarda Ubs, all’interno del team di Riccardo Mulone (managing director e country head), il deal è seguito da Christian Montaudo (managing director, corporate clients solutions) e Marco Branchini (executive director – financial institutions group – Italian coverage). Equita schiera Gaia Mazzalveri (co-responsabile investment banking), Marcello Daverio (head of capital markets advisory), Giovanni Peserico (vice president) ed Edoardo Achilli (vice president, investment banking) mentre per J.P. Morgan sono a lavoro Francesco Cardinali, senior country officer della banca in Italia; Francesco Magri, head of M&A in Italia e Davide Invernizzi, executive director Cib.

Goldman Sachs vede all’opera un team guidato da Massimo Della Ragione (co-head della divisone di investment banking e country coordinator per l’Italia) e Marco Paesotto (managing director). Credit Suisse schiera il country head Federico Imbert con il co-head di IBCM Guido Banti, Marco Staccoli Andrea Bracchi.

Sul fronte legale, nei giorni scorsi legalcommunity.it ha rivelato che Ubi ha reclutato Sergio Erede e Roberto Casati, due giganti dell’avvocatura, non certo contattati per chinare il capo. E’ anticipazione di oggi, poi, che Intesa Sanpaolo ha integrato il collegio dei consulenti legali con un team di professionisti di Gatti Pavesi Bianchi.

Il parere degli analisti
Tornando all’operazione, il 26 febbraio scorso Exane Bnp Paribas ha pubblicato un report dal titolo significativo: “Ubi’s break-up: benefits for all shareholders”. Nel report si sostiene che gli azionisti del gruppo guidato da Carlo Messina beneficeranno dell’incremento del dividendo, quelli di Ubi godranno della partecipazione a un gruppo più grande e con fondamentali migliori e i soci di Bper (che comprerà alcuni asset, essenzialmente sportelli, se l’operazione andrà in porto) metteranno in tasca i benefici fiscali legali all’incremento della taglia.

Il 3 marzo, poi, è stata la volta di Santander di promuovere l’offerta datata 17 febbraio (è passato meno di un mese, ma, con l’esplosione dell’emergenza coronavirus, sembra siano trascorsi anni). In un report dal titolo “Cash (return) is king”, la banca spagnola promuove il giudizio su Intesa Sanpaolo a buy da hold, portando il target price a 2,90 da 2,40 euro. Santander ritiene che il management guidato da Messina abbia volutamente sottostimato le sinergie dell’integrazione di Ubi, aggiungendo che la previsione sull’incremento degli utili è inferiore alla media in deal simili.

Barricata Ubi
Intanto, l’iter dell’ops prosegue: domani, 7 marzo, è previsto il deposito del documento di offerta da parte di Intesa Sanpaolo. A quel punto toccherà agli azionisti di Ubi pronunciarsi. Il Comitato Azionisti di Riferimento (Car) – che raggruppa l’anima bergamasca – nei giorni scorsi ha incassato l’adesione di Cattolica Assicurazioni; e, forte di una partecipazione che dovrebbe essere vicina al 20% del capitale, si appresta a fare la guerra contro Messina. Il Sindacato azionisti – espressione della componente bresciana dell’istituto, a cui fa capo l’8,6% del capitale – ancora non si è pronunciato, ma l’orientamento dovrebbe essere negativo. Sicuramente contrario all’operazione è il patto dei Mille, che controlla l’1,6% del capitale. Al netto di eventuali arrotondamenti intervenuti nelle ultime settimane, più che probabili, il fronte del no dovrebbe attestarsi attorno al 30%, abbastanza per indebolire l’assalto di Intesa Sanpaolo, ma non per far deragliare l’operazione.

 

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