Ma ti rendiconto?

*di nicola barbiero

 

Spero che il titolo possa aver, almeno in parte, attratto la vostra curiosità per leggere di un tema spesso ritenuto poco “attraente”!! Con una visione critica e attenta del rendiconto di gestione, infatti, si possono ricavare molte informazioni permettendo, allo stesso tempo, di disinnescare il preconcetto di “limitata trasparenza”, spesso associato agli investimenti alternativi.

 

Non indugiamo in ulteriori introduzioni sul tema: si parte!

Il GEFIA è tenuto a fornire ai sottoscrittori dei fondi gestiti il rendiconto nel formato previsto da Banca D’Italia con periodicità almeno semestrale. Tipicamente la società di gestione non prevede ulteriori invii, rispetto a quelli richiesti dell’autorità; ritengo che, altrimenti, si rischi di avere una sovraproduzione informativa poco utile all’investitore. Al Titolo V del “Regolamento sulla gestione collettiva del risparmio” si specifica che: “Il calcolo del valore della quota e la relativa pubblicazione devono avvenire con cadenza almeno semestrale” ed, elemento altrettanto importante indicato al Titolo IV dello stesso regolamento, “le SGR inviano alla Banca d’Italia (….) per ciascun fondo/comparto gestito: entro 60 giorni dalla fine del semestre, copia della relazione semestrale; entro 90 giorni dalla fine di ogni esercizio annuale o del minor periodo in relazione al quale il fondo/comparto procede alla distribuzione dei proventi, copia del rendiconto della gestione del fondo/comparto, corredato della relazione degli amministratori, nonché della relazione della società di revisione”. Ciò rappresenta un riferimento importante per l’investitore istituzionale: conoscere ex-ante periodicità e termini di invio permette di programmare l’attività di aggiornamento del proprio portafoglio e l’analisi delle partecipazioni detenute.

A seconda si faccia riferimento alla chiusura del primo semestre o dell’anno, il fondo pensione avrà a disposizione informazioni strutturate diversamente. Nel primo caso il report è composto solamente dalla situazione patrimoniale e da una nota illustrativa utile per agevolarne la lettura. Tra le informazioni contenute, a mio avviso, particolare attenzione andrebbe riservata allo spazio dedicato a descrivere le società in portafoglio e agli “eventi avvenuti nell’ultimo semestre”.

In chiusura di esercizio, l’investitore avrà a disposizione, invece, reportistica maggiormente strutturata e meritevole, in questo spazio, di una adeguata analisi. Fedeli all’obiettivo del blog cercheremo, in ogni caso, di concentrare il commento ai temi di natura più pratica. Dunque, così come già visto nella semestrale, anche con riferimento al 31/12 possiamo trovare le informazioni sulle società partecipate. In questo caso, a differenza del procedente, avremo a disposizione sia evidenza dei dati di bilancio si la descrizione dell’evoluzione del business di ogni società. Naturalmente ogni GEFIA ha la possibilità di “calibrare” l’informazione fornita e, in questo modo, permettere all’investitore di testare il grado di trasparenza che viene adottato nei rapporti con i propri investitori (elemento di importante verifica in fase di due diligence). Ecco, quindi, la prima sessione da studiare con particolare attenzione sia con riferimento al momento specifico (31/12/anno n), sia confrontandone l’evoluzione con i periodi precedenti così da capire se lo sviluppo è coerente rispetto al razionale iniziale o qualcosa abbia fatto decidere ai gestori del FIA di modificare la strategia/approccio.

Seguono stato patrimoniale e conto economico del FIA, report di estrazione puramente contabile che, redatti sulla base delle direttive BankIt (Titolo V del regolamento su menzionato: “il regolamento indica i criteri e i processi di valutazione utilizzati per determinare il valore corrente delle quote dei fondi in occasione di nuove emissioni o di rimborsi anticipati di cui all’art. 14, comma 6-bis, del D.M. A tal fine le SGR tengono conto dei criteri di valutazione dei beni dei fondi previsti nel Capitolo IV del presente Titolo, avendo presente che la valutazione deve indicare il valore corrente dei beni del fondo, inteso quale presumibile prezzo al quale detti beni potrebbero essere realizzati alla data cui la valutazione si riferisce”), difficilmente offrono qualche spunto d’interesse con esclusione della voce “Oneri di gestione” del conto economico. Qui si ritrovano i costi gravanti sugli investitori e il cui valore deve essere coerente con le previsioni regolamentari. Un tema, questo, che, a mio avviso, deve essere verificato e monitorato costantemente chiedendo specifici approfondimenti qualora la nota integrativa non fosse sufficiente o, comunque ogni qualvolta i valori evidenziati non siano coerenti con le attese.

 

In queste poche righe siamo riusciti a condividere come estrarre un po’ di “monitoraggio” da un documento puramente contabile e costruito su criteri standard ed imposti dall’autorità. Nelle prossime occasioni si parlerà del rendiconto trimestrale e come l’insieme dei due possa essere utilizzato sia come output finale sia come input per un efficace attività di monitoraggio.

 

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*Investment director

nbarbiero@heritageservices.mc

Questo articolo è tratto dal blog “Serve del catch up?”

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