Alternativi: quando arriva il momento dell’investimento

di nicola barbiero

Il tanto atteso momento dell’investimento finalmente si materializza: a partire da qui, tutta l’attività di analisi propedeutica, effettuata dal fondo pensione nei mesi precedenti, inizia a prendere forma pratica e mette le basi per i frutti che, auspicabilmente, si raccoglieranno negli anni successivi.

La sottoscrizione dell’impegno, abbiamo visto, deve essere formalmente “accettata” dal CdA del GEFIA che, per questa via, ammette il nuovo investitore all’interno del fondo (che, sempre bene tenerlo a mente, è strutturato come fondo chiuso). Nel momento in cui la società di gestione ha “accettato” impegni per un ammontare che ritiene sufficiente, procede con il primo “closing”: in altri termini effettua il primo richiamo agli investitori “ammessi” e, da quel momento, prende avvio il FIA. Da qui, il GEFIA, ha tempo circa dodici mesi per ammettere ulteriori sottoscrittori e procedere con “closing” successivi (che possiamo, quindi, descrivere come finestre temporali all’interno delle quali il GEFIA può accettare nuovi impegni di investimento, provenienti, eventualmente, anche da investitori che avessero già partecipato a precedenti closing). Trascorso tale arco di tempo (o prima se ritenuto), la società procede con la chiusura definitiva del fondo e da qual momento non sono più “ammesse” sottoscrizioni successive; tale fase viene individuata come “final closing”. Questo rappresenta, a tutti gli effetti, il primo “milestone” del FIA: il totale sottoscritto (e accettato) deve essere almeno pari all’ammontare minimo e non superiore all’ “hard cap” (ammontare massimo) così come individuati dal regolamento del FIA.

La dimensione del fondo chiuso rappresenta una variabile molto importante che condiziona e caratterizza il GEFIA e di riflesso le scelte dell’investitore in fase di due diligence: proprio per questo, il mancato raggiungimento del valore minimo comporta che gli investitori siano liberati dai rispettivi impegni e le somme, eventualmente già richiamate, vengono restituite. Grazie a ciò, il fondo pensione è protetto dal rischio che il GEFIA si ponga obiettivi ritenuti dal mercato troppo ambiziosi e, nonostante non vengano raggiunti, i managers inizino a gestire uno strumento che, per caratteristiche e targets, sia diverso rispetto a quanto inizialmente presentato. Allo stesso modo, il GEFIA, prima di ciascun closing, verifica che il totale degli impegni accettati non superi la dimensione massima del FIA. Anche per questa via l’obiettivo è proteggere gli investitori evitando che la società di gestione, naturalmente invogliata ad aumentare la dimensioni del fondo per poter contare su maggiori commissioni di gestione, raccolga più di quanto realmente in grado di gestire e, durante il periodo di investimento, i sottoscrittori si vedano richiamare solo parte del loro impegno continuando, parallelamente, a pagare commissioni su un valore decisamente maggiore (totale sottoscritto).

Legato a quanto sopra si può verificare che, di norma, il GEFIA non proceda a richiamare somme per investimenti fino al momento in cui il FIA non raggiunga un ammontare sottoscritto almeno pari alla dimensione minima individuata da regolamento; in caso contrario, infatti, si avrebbe il rischio di dover restituire agli investitori somme già investite e difficilmente liquidabili. Il primo closing, nella maggior parte dei casi, è effettuato richiamando le commissioni di gestione (pagate in via anticipata) per il periodo che intercorre tra la data del primo closing alla fine del semestre (o trimestre a seconda delle previsioni di regolamento).

Spesso accade che, in questa fase, vengano richiamate anche le spese di costituzione del FIA che il GEFIA ha sostenuto (si pensi ai costi legali per la stesura del regolamento o a quelli di marketing per organizzare la fase di fundraising, solo per indicarne alcuni). È importante che quest’ultimo aspetto (costi di costituzione a carico degli investitori) così come tutti gli altri costi siano specificatamente evidenziati nel regolamento del fondo, non necessariamente in modo puntuale, ma che sia quanto meno chiaro quali sono a carico del fondo e quali gravano sul bilancio del GEFIA e, per i primi, qual è il valore massimo che possono raggiungere. Queste spese vengono, poi, ripartite con gli investitori che entrano nei closing successivi: il GEFIA, infatti, “ribilancia” di volta in volta i richiami effettuati in precedenza al fine di suddividere gli oneri in modo proporzionale tra tutti i sottoscrittori. Inoltre, per rafforzare ulteriormente tale elemento, agli investitori successivi, è richiesto il pagamento di un interesse (calcolato utilizzando il tasso d’interesse previsto, nel regolamento del FIA, quale hurdle rate) sulle somme “ribilanciate” al fine di equiparare, in questo modo, importi e momento di pagamento.

Già dal primo richiamo, quindi, si capisce l’importanza di ricevere dal GEFIA un flusso informative sufficientemente strutturato che permetta al fondo pensione di capire certamente quanto richiamato e la data di versamento prevista ma, anche, gli elementi a cui tali importi si riferiscono; su questo aspetto dedicheremo il prossimo approfondimento.

Questo articolo è tratto dal blog “Serve del catch up?”

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