Private markets: fiducia o mandato fiduciario?

di nicola barbiero*

 

Fiducia o mandato fiduciario? Dopo l’ultimo articolo sul tema, questa è stata la domanda che è sorta: gli investitori nei private market dovrebbe fidarsi dei GEFIA o instaurare con loro un mandato di tipo fiduciario?

 

Una questione di non semplice risoluzione e che richiede un’evoluzione del ragionamento condiviso nell’ultima occasione. Certamente non è questo luogo e sede per descrivere cos’è un mandato fiduciario e quali le sue caratteristiche, ma è sicuramente interessante valutarlo come sviluppo del concetto di fiducia applicato all’investimento. Oggi, ci facciamo aiutare da Massimiliano Saccone, founder di XTAL Strategies, che ha proposto uno sviluppo della formula seguente:

F = (C+A+I) / S.O.

Fiducia corrisponde alla somma di credibilità, affidabilità più intimità rapportato all’attitudine nel fare in proprio l’attività

Il fine è di comprendere anche un fattore utile ad aumentare la trasparenza dell’attività dei GEFIA a favore dell’investitore.

“Effettivamente” – sottolinea Saccone – “nei private markets il tema della fiducia si pone in contrapposizione agli obblighi fiduciari legati in generale al tema degli investimenti. Si può provocatoriamente dire che storicamente, nei private markets, la nozione di fiducia ha suggerito una implicita associazione mentale alla “cecità”, legata alla natura privata e riservata delle informazioni relative agli investimenti, difficili da acquisire anche per gli stessi investitori; tutto ciò può suonare esagerato, ma non è così tuttavia. Vi posso testimoniare che in molte circostanze, nella mia esperienza statunitense, fondi di mercato privato hanno deliberatamente deciso di non far marketing nei confronti della categoria degli investitori soggetti alla regolamentazione “Employee Retirement Income Security Act (ERISA)”. Questo perché un fondo i cui investitori sono soggetti alla normativa ERISA, diventano essi stessi soggetti alla stessa, il che implica che diventino soggetti fiduciari, con una nozione particolarmente stringente.

In generale, continua Saccone, “la definizione di obbligo fiduciario si declina per coprire aspetti diversi che riguardano gli elementi (C+A+I) del numeratore della formula riportata sopra: Credibilità, affidabilità e intimità richiamano, infatti, importanti concetti di good faith, fair dealing, lealtà, prudenza, ragionevolezza, competenza e disclosure.

Nell’attuale stadio di sviluppo dell’industria, che sempre più si avvicina al risparmio finanziario e previdenziale individuale, fare leva sulla fiducia vantando un track record importante e una elevata capacità relazionale sembra anacronistico se non è affiancato da presidi di istituzionalizzazione del rapporto con gli investitori come garanzia di trasparenza. In questo senso l’iniziale formulazione di fiducia verrebbe arricchita dal fattore moltiplicativo “A x R”, accountability moltiplicato responsibility per ribilanciare l’equazione verso l’investitore. Non si tratta soltanto di dar conto e di prendersi la responsabilità, ma di rappresentare i risultati e i metodi della propria attività in modo trasparente.

A questo scopo, il quadro normativo europeo è più evoluto grazie alla normativa AIFMD e ai presidi che governano il funzionamento dei GEFIA a tutela dei potenziali sottoscrittori che, nei private markets, spesso si polarizzano tra i “detrattori” (che ne additano il costo elevato e sottolineano la limitata valenza in termini di rendimento aggiustato per il rischio) e “fanatici” (che in essi vedono oramai l’unica ancora di salvezza in un mondo a zero rendimento): probabilmente la verità è nel mezzo. Per questo credo sia richiesto uno sforzo ulteriore di trasparenza da parte dell’industria dei mercati privati. Maggiore e migliore distribuzione delle informazioni e chiarezza interpretativa delle stesse possono essere un più forte impegno fiduciario preso dagli attori dell’industria, visto il suo stadio evolutivo che si approssima alla maturità. In un contesto in cui l’industria dichiara diffusamente di investire secondo i criteri ESG – come fattori di rilevanza competitiva – ci si può attendere che essa debba necessariamente essere in grado di essere ESG”.

 Un’evoluzione non di poco conto, quella proposta da Saccone che ringrazio per l’interessante contributo, che potrebbe aiutare GEFIA ed investitori istituzionali a diminuire quella distanza che, abbiamo visto, caratterizzare questo rapporto. Anche questo, e soprattutto questo, è il catch-up che ci piace.

Visto il periodo di festività che si sta avvicinando, il blog ne approfitta per prendersi qualche settimana di pausa, riordinare le idee per ripartire più carico e, speriamo, interessante di prima! Ricordo che chiunque voglia contribuire è il benvenuto e può scrivere a redazione@financecommunity.it oppure contattarmi direttamente (https://www.linkedin.com/in/nicola-barbiero-85a51724/)!

Buone festività a voi tutti e ai vostri cari. Ci vediamo nel 2020!

 

*Cfo di un fondo pensione negoziale

Questo articolo fa parte del blog “Serve del catch up”, leggilo qui.

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