Richiami – ma quanto richiami…

di nicola barbiero

Richiami… ma quanto richiami? Questa è la domanda con la quale ci siamo lasciati due settimane fa e da cui oggi ripartiamo cercando di dare una risposta che, come spesso accade, non potrà considerarsi pienamente esaustiva ma che, proprio ricalcando lo spirito di questo blog, si propone come punto da cui partire per successive riflessioni e considerazioni.

Il richiamo è l’operazione tipica che caratterizza il rapporto investitore/FIA durante la fase di investimento (di norma i primi 3-5 anni della “vita” del FIA”) e, proprio per questo, è da considerare con particolare attenzione da parte dell’investitore. Ciascuna operazione, infatti, può interessare ambiti diversi nella struttura del fondo pensione, perciò più che mai opportuno che le informazioni disponibili sia complete in ciascun aspetto.

Spesso l’investitore istituzionale, dopo avere opportunamente sviluppato e curato il processo di due diligence, corre il rischio di “dimenticarsi” del FIA e di considerare la gestione dello stesso alla pari di altri strumenti di tesoreria: quando si riceve il richiamo, il fondo pensione procede con il versamento e, in caso di distribuzione, non fa altro che rilevarne la somma ricevuta.  Dal mio punto di vista è opportuno, invece, che ciascun richiamo venga analizzato adeguatamente in modo tale da poterne capire la natura e avere, momento per momento, anche sotto questo aspetto una visione completa dell’attività del GEFIA.

Come fare quindi? Un primo passo avviene preliminarmente all’investimento. Qui l’investitore può chiedere di ricevere un “template” dell’informativa inviata dal GEFIA ai sottoscrittori in fase di richiamo così da capire se lo standard applicato contiene, o meno, gli elementi ricercati. In caso contrario, è proprio quello il momento (antecedente all’investimento) per chiedere che il GEFIA si impegni a strutturare diversamente i dati inviati così da rispondere alle esigenze dell’investitore. Di norma, i GEFIA italiani che sono già entrati in contatto (direttamente o indirettamente) con investitori previdenziali mettono a disposizione una reportistica completa e che risponde a tali esigenze. In caso contrario, ritengo, la richiesta da parte del fondo pensione possa essere accolta facilmente dal GEFIA stesso che dovrebbe vedere, in ciò, un’opportunità per migliorare i propri standard strutturandosi di conseguenza.
Cosa cercare, quindi, nelle comunicazioni di richiami? Elementi fondamenti e scontati sono naturalmente l’importo del richiamo e la data di valuta entro la quale il sottoscrittore deve effettuare il versamento. Da tenere a mente che quest’ultima fa riferimento alla valuta entro la quale il FIA dovrà trovare accreditati gli importi nel conto corrente, di conseguenza il fondo pensione sarà chiamato a procedere con l’operazione qualche giorno prima (sulla base degli accordi con il proprio Depositario) per essere pienamente compliant. Qualora non fosse rispettata tale data, il FIA è titolato a richiedere al sottoscrittore moroso gli interessi per ritardato pagamento sulla base di quanto previsto da regolamento. Oltre a tali elementi di base, ritengo sia necessario venga indicata la natura del richiamo (per costi, per investimento, entrambi) così che il fondo pensione possa darne una corretta classificazione contabile e, se necessario, una altrettanto adeguata definizione ai fini fiscali.

Nel caso vengano richiamati i costi, ritengo sia opportuno che questi siano, a loro volta, suddivisi per natura: si tratta di commissioni di gestione, commissioni di banca, spese di avviamento, altri oneri? Nei primi casi a che periodo fanno riferimento? Ciò permette all’investitore di avere un approccio attivo e attento nella gestione del FIA permettendogli di verificare, volta per volta, che il GEFIA segua le previsioni di regolamento (sul quale il fondo pensione ha basato le proprie valutazioni e la propria due diligence). Stessa cosa dicasi in caso di richiamo per investimenti, in questo caso è opportuno, a mio avviso, che il GEFIA fornisca i dati principali dell’operazione per la quale sta effettuando il richiamo. Elementi quali la dimensione dell’azienda (fatturato, EBITDA margin, occupati, cash flow, ecc..), tipologia di intervento (minoranza o maggioranza), stadio di sviluppo dell’azienda, eventuale indebitamento previsto e, caratteristica che via via assume sempre più importanza, il settore di attività dell’azienda target. Quest’ultima informazione permette all’investitore di capire appieno ciò su cui il GEFIA sta focalizzando la propria attenzione, l’approccio dello stesso sotto l’espetto SRI (Social responsible investment) / ESG (environmental, social, governance). In questo modo l’investitore ha una panoramica a 360° del singolo investimento e tempo per tempo di tutti i richiami ricevuti permettendogli di raggiungere la visione completa descritta inizialmente e necessaria, a mio parere, per un approccio attivo a questa tipologia di investimento.

Cosa succede, però, se l’investitore non fa fronte al richiamo? Un evento questo tutt’altro che impossibile e che, qualora si verifichi può comportare serie difficoltà per il FIA. Nell’ultimo articolo prima della pausa estiva parleremo proprio di questo aspetto cercando di capire come monitorarlo e gestirlo in modo di efficace.

Questo articolo è tratto dal blog “Serve del catch up?”

Richiami – ma quanto richiami…

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